Raffineria Milazzo, sit-in degli operai davanti al Comune «Cambiare piano dell’aria, senza di noi non resta nulla»

Temperature roventi a Milazzo, dove oggi, davanti al palazzo comunale, si è svolta una nuova mobilitazione indetta da Cgil, Fema Cisl e Uiltec. Sono alcune delle sigle che rappresentano gli impiegati della Raffineria a protestare contro quella che, nel volantino diffuso, viene definita «l’insensata legge regionale sulla qualità dell’aria, che mette a rischio la continuità produttiva del sito e migliaia di posti di lavoro». Per permettere la partecipazione in massa, anche con i familiari, le sigle sindacali hanno proclamato due ore di assemblea sindacale.

Solo un mese fa il sit-in dei lavoratori dell’indotto davanti alla Raffineria aveva ottenuto l’impegno a un progressivo reinserimento di circa 600 lavoratori in cassa integrazione. Cosa che non si è verificata, come invece accordato con Sicindustria: il rientro in impianto degli operai avanza lentamente, la scarsa turnazione costringe chi lavora a un carico di lavoro eccessivo mentre chi rimane a casa rimane aggrappato alla cassa integrazione.

Da oggi si dà il via a uno stato di agitazione che intende raggiungere la Regione e, se necessario, le sedi nazionali. «Senza di noi (l’industria, ndr) qui non ci sarebbe niente», dichiara Stefano Trimboli, segretario di Femca Cisl. Parole forti per un comprensorio che si staglia di fronte alle Isole Eolie, patrimonio dell’Unesco, con un area marina protetta e il castello più grande d’Europa. I metalmeccanici non hanno preso parte al sit-in. «Riteniamo – dichiarano Fiom, Fim e Uilm in una nota – che sia possibile intervenire per rendere la produzione compatibile con il diritto alla salute». Anche loro sono determinati ad aprire una mobilitazione per determinare il futuro occupazionale delle giovani generazioni. 

Il piano della qualità dell’aria spacca le parti sociali e promette di ridefinire le sorti del territorio: istituire un tavolo permanente per la riprogrammazione dello sviluppo del polo industriale e del comprensorio è, secondo gli attivisti che si battono invece per la tutela ambientale, fondamentale per avviare un percorso condiviso ed efficace. «Solo duecento persone hanno partecipato alla manifestazione indetta da una parte minoritaria dei sindacati della Raffineria di Milazzo – si legge in una nota firmata da Adasc, coordinamento ambientale Milazzo-Valle del Mela, comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela, Movimento No inceneritori -. Si tratta di poco più del 10 per cento dei lavoratori della Raffineria, è evidente che la stragrande maggioranza dei lavoratori ha rispedito al mittente le menzogne sul piano dell’aria perpetrate dai vertici aziendali, che miravano a mettere i lavoratori contro i loro concittadini e contro il loro stesso diritto alla salute».

A 60 anni dall’insediamento industriale deciso per la Valle del Mela, sono schierati da una parte il settore della raffinazione in crisi, che fa i conti con il calo dei consumi, l’emergere delle rinnovabili e un mercato del lavoro sempre più liberalizzato, dall’altra un territorio che lotta per un modello di sviluppo basato sul binomio salute-occupazione. Sabato scorso l’ennesimo caso di odori molesti che ha costretto tanti cittadini a chiudersi nelle case per evitare di respirare una puzza acre, probabilmente di origine industriale.


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