Naufragio Lampedusa, salme a Porto Empedocle Al molo l’ultimo saluto di cristiani e musulmani

Allah Akbar. La voce dell’Imam rompe il surreale silenzio del molo di Porto Empedocle quando arrivano, a bordo del traghetto Sansovino, nove delle vittime del naufragio di due settimane fa a Lampedusa in cui hanno perso la vita 25 persone. Tra di loro, anche il bimbo di appena otto mesi, trovato abbracciato alla mamma. Dopo giorni di ricerche il relitto è stato individuato dal nucleo specializzato dei sommozzatori.

Ad attendere sul molo ier sera, i rappresentanti delle autorità civili e religiose, il sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina, e i rappresentanti della comunità islamica agrigentina, accompagnati dall’Imam, che hanno voluto rendere omaggio alle vittime dell’ennesima tragedia del Mediterraneo. 

Le nove bare sono state adagiate sulla banchina dove si è svolta una cerimonia islamica seguita da una cerimonia cattolica. Poi i feretri sono stati portati via per il loro ultimo viaggio, quello senza ritorno. Sul fondo del Mediterraneo, a poche miglia dalla costa restano i corpi di tre migranti e forse ci resteranno per sempre. Le condizioni meteo sempre più proibitive, infatti, rendono difficoltose le operazioni di recupero. 

La tragedia si è consumata nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre scorsi. I migranti, per la maggior parte di origine tunisina, si trovavano a bordo di un barchino. Secondo una prima ricostruzione, alla vista delle motovedette della Guardia Costiera, i migranti si sarebbero spostati tutti su una parte dell’imbarcazione che si è ribaltata.


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