Ad Augusta un sottomarino nucleare al pontile Nato? Associazioni: «Chiarezza sulla sosta dell’unità navale»

«Un battello non convenzionale» in sosta al pontile Nato di Augusta dal 6 al 10 maggio. E ripartito qualche ora prima che in quello stesso pontile arrivasse, dopo l’ennesimo braccio di ferro, la nave Stromboli della Marina militare che ha fatto sbarcare 36 migranti. Sulla presenza dell’unità navale due associazioni adesso vogliono vederci chiaro. «Di che nave si è trattato? È stata forse l’ennesima sosta – non ufficialmente comunicata alle popolazioni – di un sottomarino militare a propulsione nucleare nella rada di Augusta?», si chiedono Peacelink e Comitato No Muos No Sigonella che hanno presentato istanza di accesso civico e informazioni ambientali a tutti gli enti competenti (Marina militare, capitaneria di porto, Ispra, vigili del fuoco e prefetto). 

L’arrivo del «battello non convenzionale» era stato annunciato dalla capitaneria di porto, giorno 26 aprile, con un’ordinanza diramata a tutti gli enti pubblici interessati, e infine apparsa sull’albo pretorio del Comune di Augusta. L’ordinanza in particolare riferiva di «operazioni militari con sosta di un battello non convenzionale», vietando «il transito e la sosta di qualsiasi imbarcazione» in un raggio di «700 metri dalla testata del pontile Nato della Marina militare».

In quei giorni Augusta era al centro delle cronache nazionali perché scelto come porto di destinazione per i migranti soccorsi dalla nave Stromboli. «Poche ore prima – sottolineano le due associazioni – lontano dalle telecamere, il battello non convenzionale lasciava il porto megarese. Per l’eventualità in cui si fosse effettivamente trattato della sosta di un sottomarino nucleare, alle stesse istituzioni è stato inoltre richiesto di chiarire se sono stati eseguiti tutti gli stringenti controlli sulla radioattività ambientale, come prescritti dalla legge (d.lgs. 230/95), dalle raccomandazioni dell’Ispra e, in ultimo, dal Piano di Emergenza Esterna pubblicato dalla Prefettura di Siracusa».

In attesa delle risposte, Peacelink e Comitato No Muos No Sigonella chiedono ai sindaci della provincia di fare loro l’istanza, «chiedendo presso le istituzioni coinvolte la massima trasparenza sulla vicenda, a tutela della sicurezza e della salute dei cittadini, la cui difesa dipende solo dalla massima vigilanza e capacità di mobilitazione».


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