San Berillo, la riscoperta di Giuseppe Fava scrittore «La sua opera letteraria non deve andare perduta»

Articoli mai pubblicati, disegni, appunti di critiche cinematografiche e rifacimenti di copioni. Sono solo una parte del materiale che è stato ritrovato nell’archivio di Giuseppe Fava e che la Fondazione a lui intitolata vuole portare alla luce e far conoscere alla città. Per questo stasera, in occasione del 93esimo anniversario della sua nascita, nel quartiere di San Berillo saranno letti un brano inedito e due articoli del giornalista siciliano, poco conosciuti dai lettori, in due repliche, alle 19 e alle 20.45. Uno spettacolo allestito con la collaborazione del Comune e del collettivo Todo e dell’associazione Trame di quartiere. Gli articoli sono stati dedicati da Fava al quartiere di San Berillo negli anni del suo sventramento, «così abbiamo scelto di leggerli proprio in via Carro, centro del quartiere», spiega Resì Ciancio, presidente della Fondazione Giuseppe Fava -. Il primo articolo è stato scritto tra il 1952 e il 1954 per il Giornale dell’Isola, nel momento in cui Catania discuteva del risanamento del quartiere. Il secondo è stato pubblicato su Espresso Sera il 21 e il 22 ottobre 1957.

«Per Fava quelli sono gli anni di via Maddem, della spensieratezza, degli incontri nelle case di prostituzione – continua Ciancio -. Provocatoriamente abbiamo deciso di leggere i suoi scritti lì, tra quelle strade, in via Carro. Per dire che quel quartiere oggi trascurato potrebbe essere il polmone della città etnea».

A lavorare alla ricostruzione dell’archivio Fava, oggi riconosciuto come archivio di interesse culturale dalla Sovrintendenza ai Beni culturali di Palermo, è stato Giuseppe Andreozzi, marito di Elena Fava. «C’è ancora molto materiale da scoprire – continua Ciancio – risalente al suo periodo di formazione a Espresso Sera e su quello vogliamo lavorare». Sono i passi di uno scrittore acerbo quelli che si intravedono nei brani inediti a cui quest’anno presterà la voce l’attore Pippo Pattavina, «grande amico di Giuseppe Fava – racconta la presidente della Fondazione -, che farà un regalo alla città di Catania come Leo Gullotta e Luigi Lo Cascio negli scorsi anni».

Con questa iniziativa si vuole raccontare ai catanesi Giuseppe Fava scrittore. I primi esordi, incerti tra scrittura poetica e inchiesta giornalistica, «nel tentativo di ampliare la conoscenza di Fava come intellettuale a tutto tondo, perché Fava è stato un signor scrittore – conclude Resì Ciancio – e l’opera letteraria non deve andare perduta».


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