Grasso, i possibili riflessi sul voto per le Regionali «Messaggio chiaro con un solo destinatario: Renzi»

Il secondo indizio in pochi giorni, in attesa del terzo per formare la fatidica prova che dimostri che il consenso di Matteo Renzi è in ribasso. Viene letta così in casa Partito democratico la decisione di Pietro Grasso di lasciare il partito al Senato per approdare al gruppo misto. La notizia ieri pomeriggio si è diffusa a macchia d’olio – Grasso in quanto presidente del Senato è la seconda carica dello Stato – ma in Sicilia ha avuto particolari risonanze. E questo non solo per un fatto di origini – Grasso è nato a Licata ed è cresciuto a Palermo – ma soprattutto perché tra meno di dieci giorni nell’Isola si svolgeranno le elezioni regionali. Un voto in cui il centrosinistra non parte con i favori del pronostico, sia per la gestione dell’eredità lasciata dal governo Crocetta che per i molteplici intoppi che hanno caratterizzato la campagna elettorale del candidato presidente Fabrizio Micari.

Ma in quale modo la scelta del numero uno di Palazzo Madama potrà influenzare le sorti della consultazione del 5 novembre? «Di certo il partito non ne esce bene e a certi livelli le tempistiche non possono passare inosservate», mormora un parlamentare democratico. Il cambio di Grasso, giustificato ufficialmente con le ultime azioni del governo a partire dall’apposizione della fiducia sul Rosatellum bis, potrebbe avere cause più sotterranee, meno legate all’attualità e più al futuro prossimo del partito. «Non è stata la prima legge elettorale su cui un governo ha chiesto la fiducia – continua l’esponente Pd -. Grasso si era detto in disaccordo già dal primo momento, ma la mossa è forte e va oltre la polemica specifica. Non si può non pensare alle Politiche».

Il vero destinatario del messaggio inviato dal presidente del Senato, dunque, non sarebbe Paolo Gentiloni, bensì Renzi. Il segretario dem questo pomeriggio arriverà a Catania, mentre fino a ieri pomeriggio era previsto dovesse andare a Palermo e nel pieno delle critiche ricevute durante il tour in treno Destinazione Italia. Dal capoluogo etneo rilancerà la campagna elettorale, dopo il battesimo di Micari avvenuto qualche settimana fa a Taormina. 

Nella testa di Renzi, però, non ci stanno solo le Regionali: le elezioni politiche sono dietro l’angolo e l’ex presidente del consiglio, dimessosi dopo la sconfitta al referendum costituzionale, potrebbe tornare a correre per Palazzo Chigi. Nel giro di un anno, però, le quotazioni del segretario sembrano avere subito un calo maggiore a quello che si potrebbe immaginare. Ed è in tale ottica che andrebbero letti sia il passo di Grasso che la querelle interna al Pd sulla riconferma di Ignazio Visco a governatore della Banca d’Italia, con Renzi che è stato a capo della mozione di sfiducia e Gentiloni che invece, dal canto suo, lo ha proposto come prima scelta. «Sono segnali evidenti – va avanti il parlamentare contattato da MeridioNews -. La sensazione è che la fiducia attorno al segretario è decisamente in discesa».

Tornando alla Sicilia, l’uscita di Grasso ha riscosso più di un sorriso d’approvazione dalle parti di Mdp e della sinistra che sostiene Claudio Fava. Il presidente del Senato da sempre è legato a Pierluigi Bersani. «Con Grasso il rapporto è sempre stato ottimo – commentano dall’entourage di Fava -. La scelta di lasciare il gruppo Pd ci sembra in linea con le esternazioni che fatto negli ultimi giorni». Più moderato il giudizio sui significati collaterali della decisione: «Non crediamo Grasso sia un politico che si faccia strumentalizzare per secondi fini, comunque è chiaro che la sua scelta a noi non è dispiaciuta». Un distacco emotivo a cui non crede chi vive da dentro il Pd: «Dalle parti di Bersani avranno stappato una bottiglia di spumante, mi pare chiaro», conclude il parlamentare dem.


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