Siriano accusato di terrorismo, la storia su Tvsette La bufala del passaporto Isis e le falle dell’accusa

«Attenti al lupo». Il ritmo della musica in questo caso non era quello ideato da Ron per uno degli storici successi di Lucio Dalla, ma quello scandito da Tvsette, storico programma d’approfondimento in onda su Rai1. Nella puntata andata in onda ieri sera ha trovato spazio un lungo servizio sulla storia di Morad Al Ghazawi, il 22enne siriano accusato dai magistrati della procura di Catania di essere un terrorista dell’Isis e poi assolto lo scorso 27 febbraio. Per ripercorrere la vicenda il giornalista Amedeo Ricucci ha scelto proprio il titolo «attenti al lupo». Riflessione giornalistica sulle presunte cellule solitarie del califfato nero, su cui spesso si agitano sospetti privi di riscontri. Proprio come nel caso di Al Ghazawi. Fermato a Pozzallo il 4 dicembre 2015 dopo essere partito dalla Libia a bordo di un barcone insieme alla sua famiglia. Dopo un anno e due mesi di carcere il giudice per l’udienza preliminare Giancarlo Cascino dovrebbe avere scritto la parola fine con l’assoluzione nel processo di primo grado con rito abbreviato.

Durante la puntata è stato dato spazio alla nostra direttora Claudia Campese e al giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura. MeridioNews ha seguito il caso fin dall’inizio, passando al setaccio le prove che, secondo procura di Catania e Digos di Ragusa, avrebbero dovuto dimostrare la colpevolezza di Al Ghazzawi. Tra queste ci sono le foto di Mufid Abu Nader, un vicino di casa della famiglia del siriano che ha partecipato alla rivolta contro il regime di Bashar Al Assad, e il finto passaporto dell’Isis. Un documento unico nel suo genere che, secondo gli inquirenti, sarebbe dovuto servire all’ormai ex imputato come una sorta di lasciapassare. In realtà, come MeridioNews ha dimostrato, si trattava di una clamorosa bufala, degna di uno smanettone di Photoshop e che girava sul web addirittura dal 2014. Nel servizio viene mostrato anche un video del giovane siriano che saluta la famiglia dopo la scarcerazione e le interviste al suo legale, Luca Ruaro, e al parlamentare catanese del Partito democratico Giuseppe Berretta. Unico ad occuparsi a livello politico della vicenda con un’interrogazione ai ministri di Giustizia e Interni, rimasta senza risposta.


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