Migranti, almeno 180 morti a largo del Mediterraneo Il racconto dei superstiti arrivati nel porto di Trapani

Almeno 180 morti. Sarebbero tante le vittime dell’ultima tragedia nel Mediterraneo. La stima – provvisoria e basata sui racconti dei sopravvissuti – è stata fatta dopo l’ultimo sbarco di migranti, giunti ieri pomeriggio nel porto di Trapani. A raccogliere le testimonianze è stato il personale dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani (Unhcr). Ad affondare sarebbe stata un’imbarcazione su cui erano state fatte salire centinaia di persone, stipate l’una contro l’altra. La nave si sarebbe rovesciata in mare quando oramai era in avaria e iniziava a riempirsi d’acqua. 

«Abbiamo passato la notte ad ascoltare testimonianze spaventose». Questo il commento ripreso dall’Agi di Carlotta Sami, la portavoce di Unhcr. La tragedia sarebbe avvenuta sabato, dopo che l’imbarcazione aveva lasciato la Libia. Poche ore dopo l’intervento da parte della guardia costiera, di una nave della marina militare francese, che fa parte del sistema Frontex, di due mercantili. A dare il proprio contributo anche un aereo di Frontex e un elicottero della marina militare italiana. Per molti, però, non c’è stato più nulla da fare.

Tra i sopravvissuti arrivati in Sicilia, anche un uomo che ha raccontato di aver visto morire la moglie, nonostante il proprio tentativo di aiutarla utilizzando il proprio giubbotto di salvataggio. I migranti, la maggior parte dei quali sarebbe stata originaria dei Paesi del Corno d’Africa, che sono riusciti a salvarsi sono rimasti per ore nell’acqua gelida e per questo sono stati ricoverati all’ospedale di Trapani per i postumi dell’ipotermia.


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