Mafia, appalti pilotati al Comune di Castelvetrano Dietro una rete di imprese il boss Messina Denaro

Gare d’appalto al Comune di Castelvetrano pilotate per arricchire Matteo Messina Denaro, tramite un imprenditore che sarebbe stato a lui fedele, Rosario Firenze, una serie di società satelliti e dirigenti comunali compiacenti. L’operazione Ebano è l’ultimo atto dell’indagine della Direzione distrettuale di Palermo sulla cattura del capo di Cosa Nostra siciliana. Oggi i militari del nucleo investigativo del Comando provinciale di Trapani e del Ros hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’imprenditore di Castelvetrano Rosario Firenze e del suo faccendiere, il geometra Salvatore Sciacca: sono accusati di associazione mafiosa, fittizia intestazione di beni, turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di beni. Indagate anche altre quattro persone: due fratelli del’imprenditore Firenze e due funzionari del Comune di Castelvetrano. Perquisiti anche gli uffici del palazzo di città. 

Rosario Firenze

Secondo gli inquirenti sarebbero state pilotate gare d’appalto a favore di Firenze che da tempo sarebbe stato punto di riferimento per la famiglia mafiosa di Castelvetrano. L’impresario avrebbe costantemente versato somme di denaro ai familiari del boss Messina Denaro per il sostentamento della sua latitanza e delle esigenze del clan. 

Tra i lavori di cui avrebbe giovato illecitamente Firenze ci sono la realizzazione della condotta fognaria di via Maria Montessori, la manutenzione ordinaria di strade e fognature comunali nel 2014 e la demolizione di fabbricati fatiscenti all’interno dell’ex area autoparco comunale di Piazza Bertani. L’imprenditore sarebbe riuscito anche ad aggiudicarsi subappalti da ditte compiacenti alle quali, grazie alle protezioni di cui avrebbe goduto all’interno dell’ufficio tecnico del Comune di Castelvetrano, vista la sua vicinanza a Cosa nostra, avrebbe fatto assegnare numerosi pubblici incanti, intervenendo sulla presentazione delle percentuali d’offerta a base d’asta.

Il tutto nonostante Firenze fosse stato colpito da interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Trapani. Ma l’imprenditore da una parte avrebbe intestato i suoi beni in maniera fittizia ai fratelli, oggi indagati, dall’altra avrebbe utilizzato altri quattro imprenditori edili di Castelvetrano, titolari di due imprese satelliti, la Concordia Costruzioni e la Multicostruzioni. Si tratta di Giacomo Calcara, Benedetto Cusumano, Fedele D’Alberti e Filippo Tolomeo, anche loro indagati. A tenere i contatti con l’ufficio tecnico del Comune ci avrebbe pensato il gemoetra Sciacca, dipendente della ditta di Firenze, la Firenze Massimiliano Sas. 

Salvatore Sciacca

Le indagini, iniziate dal gennaio del 2014, si sono avvalse anche delle rivelazioni dell’aspirante collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa. I carabinieri hanno sequestrato le due ditte e il complesso aziendale riconducibile a Firenze. Il valore complessivo dei beni sequestrati è di sei milioni di euro.

Il sindaco di Castelvetrano, Felice Errante, assicura «massima disponibilità e collaborazione alle forze dell’ordine perché possano presto fare completa luce sui fatti oggetti dell’indagine. Un plauso – aggiunge – va alla magistratura inquirente per il lavoro che oramai da anni porta avanti, anche nella nostra città, per la estirpazione del cancro mafioso che ha mortificato per troppo tempo la nostra terra. Attendiamo di conoscere le contestazioni che vengono mosse ai dipendenti comunali circa un loro presunto coinvolgimento».


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È l'ultimo atto dell'indagine della Direzione distrettuale di Palermo sulla cattura del capo di Cosa Nostra siciliana. In carcere finiscono l'imprenditore Rosario Firenze - che sarebbe stato riferimento per il clan del capomafia - e il geometra Salvatore Sciacca. Altri quattro gli indagati. Guarda il video

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