Moccia, non l’ho letto ma mi fido

Storica via Etnea catanese, settimana di Natale. Colori, odori e musica l’avvolgono. Adulti e bambini l’affollano: chi  esibisce trionfalmente i doni appena acquistati o ricevuti e chi ne sembra ancora alla spasmodica ricerca.

Con passo spedito ci rechiamo in un negozio Tim che, per l’occasione, si è targato “Amore 14”. Al solito, è un libro di Moccia che ben presto verrà trasposto in un film altrettanto “moccese”.

Alle 17, a due passi dalla destinazione “Casting”, stuzzichiamo alcune ragazze che dicono di essersi avvicinate al negozio perché incuriosite dalle strategie di merchandising (soltanto dei palloni giganteschi…) e dalla frotta di gente che si era formata lì davanti, ma di non voler partecipare: “Ci vergogniamo, noi” ; nel frattempo altre giovincelle indaffarate negli acquisti, in uno slalom tra negozi e persone, rispondono ai punzecchiatori “Abbiamo di meglio da fare che partecipare a un casting”.

Un signore passa dal marciapiede tra gli addetti alla sicurezza e con aria beffarda chiede “Chi stati arrialannu?”, il cosiddetto “gorilla” risponde “è la selezione…” e l’altro ribatte “ah, ciauru di successu e di soddi!”.

Loro, invece, le fan più sfegatate del regista di “Tre metri sopra il cielo” (consacrato dalle giovanissime come “uno che finalmente ci capisce!”), con stralci di copione alla mano, al freddo e al gelo, “ingabbiate” in un rettangolo delimitato da un nastro rosso, ripassano la parte e raccontano alle amiche vicine cosa farebbero se venissero scelte.

Di regola un provino andrebbe preso con il giusto spirito – non è un esame ma neanche uno scherzo – dimostrando la propria preparazione e maturità, perché un regista o un suo incaricato le pretende, queste doti: per poter carpire se un candidato – magari proprio “TU” che inizialmente sei un (finto) timido – in realtà ha le caratteristiche giuste per interpretare quel dato personaggio.

Sarebbe auspicabile, dunque, presentarsi da soli e mai accompagnati da genitori o fidanzati/e gelosi come cani da guardia o da amiche/i un po’ troppo sghignazzanti.

Al Casting di “Amore 14” è andata diversamente: vuoi perché alcune ragazze erano davvero piccoline, fascia richiesta 13-22 anni, vuoi perché “è un gioco, in fondo, per farsi pubblicità e invogliare a comprare il libro” dice Marika, vuoi perché “prima o dopo si va a fare compre in compagnia” suggerisce Flavia.

Fatta una breve carrellata tra almeno 100 persone, tutti fan ovvio, il leitmotiv era “non ho letto il libro”, con Carla che aggiunge “magari lo leggerò se mi prenderanno”. Solo due le “impavide” lettrici, di cui una delusa dal finale. Anche il provino delude: dura pochissimo. Andrea, laureando in Lingue, conferma “ho partecipato ad altri provini e mai così brevi”. Fatevi sotto, dunque, é il tempo dei flash. Intanto si son fatte le 18 e noi si va via in un lampo!


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