Trapani, tre incendi dolosi nei terreni di Vito Marino Libera: «La risposta? Mietere il grano senza paura»

Mietere il grano confiscato. È questa la risposta di Libera, che domani a Trapani organizza una manifestazione in seguito ai tre incendi dolosi che in una settimana hanno distrutto circa trenta ettari dei terreni sequestrati a Vito Marino

Marino, il 30 maggio, è stato condannato all’ergastolo dal Tribunale di Milano insieme al cugino Salvatore, perché ritenuti gli esecutori del triplice omicidio di Urago Mella (Brescia) dove, il 28 agosto 2006, venne massacrata la famiglia Cottarelli. Marito, moglie e figlio 17enne furono uccisi, secondo i giudici, a causa del credito di 500mila euro che i Marino vantavano nei confronti del capofamiglia immobiliarista, precedentemente inserito in un giro di fatture false utile ai due cugini – vicini all’omonima famiglia mafiosa del Trapanese – per portare avanti gli affari illeciti nel campo dei finanziamenti europei per l’agricoltura. Una lunga vicenda giudiziaria che, dopo un primo annullamento della pena da parte della Cassazione e un nuovo processo alla Corte d’Appello di Milano, ha visto la parola fine a fine maggio con due nuovi ergastoli per Vito e Salvatore. 

E così, mentre proseguono le ricerche dei due – al momento ancora irreperibili – da poco più di una settimana a Trapani è come se la loro reazione alla sentenza si sia manifestata sotto forma di fiamme. Roghi dolosi che hanno colpito larga parte dei terreni di contrada SarbuciaFormosa, che l’autorità giudiziaria già la scorsa estate aveva sottratto al controllo di Marino. Pur mantenendone vive le attività produttive nel campo della coltivazione di grano e fava. 

Secondo Libera, starebbe proprio nell’eccezione rappresentata da Sarbucella srl l’origine della vendetta. La dimostrazione che una società confiscata può continuare a vivere economicamente, senza essere per forza destinata a chiudere, avrebbe suscitato il nervosismo della criminalità. «Evidentemente un esempio di buona gestione infastidiva chi vuol favorire l’idea che i beni sequestrati e confiscati debbano avere un solo destino: l’abbandono – commenta a MeridioNews il responsabile Salvatore Inguì -. Nessuno crede a questo genere di coincidenze. Ma non dobbiamo rimanere fermi, oggi più che mai la nostra risposta deve essere collettiva e visibile. Perché il danno più grave non è quello economico, bensì quello simbolico – sottolinea Inguì – ovvero far passare il messaggio che in questa terra non c’è spazio per chi lavora per la legalità». 

Il riferimento del responsabile di Libera Trapani va, nello specifico, alla persona che in questi ultimi dodici mesi ha dato una mano all’amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale per gestire i terreni dei Marino. «Anche a lui hanno bruciato i campi – racconta Inguì -. Si tratta di una persona che ha soltanto prestato le proprie competenze tecniche e che adesso vede rovinata la propria attività». Un commento arriva anche dal dottore in Psicologia Nicola Pollina, autore recentemente di uno studio sullo psichismo mafioso. «Il manifestare a fianco di quest’uomo è un segnale importante, poiché non si lascia soli chi sta in prima linea – spiega lo studioso -. È fondamentale che i cittadini dimostrino di non farsi intimidire, aiutando chi fa delle scelte chiare a non sentirsi solo e isolato».

L’invito dunque rivolto a tutta la popolazione è di «presenziare alla mietitura del grano duro rimasto indenne». Alla manifestazione di domani (inizio ore 15.30) parteciperanno, tra gli altri, anche il presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, Piero Grillo, il Prefetto Leopoldo Falco, e le cooperative Pio La Torre – Libera Terra Placido Rizzotto – Libera Terra, e il consorzio Libera Terra Mediterraneo.


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L'imprenditore è stato condannato a fine maggio all'ergastolo, insieme al cugino Salvatore, perché responsabile del triplice omicidio della famiglia Cottarelli, avvenuto nell'estate 2006 a Brescia. Già l'anno scorso l'autorità giudiziaria aveva sequestrato tutte le sue proprietà. Per l'associazione, i roghi sono una chiara vendetta

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