Prete condannato per pedofilia dice messa Vescovo Raspanti: «Ho dato io il permesso»

Don Carlo Chiarenza è tornato a dire messa perché abita davanti alla chiesa. È questo uno dei motivi che hanno spinto il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, a concedere un permesso speciale al prete condannato in primo grado per pedofilia dal Tribunale ecclesiastico. L’occasione per Chiarenza si è avuta lo scorso 6 ottobre, in occasione del 25esimo anniversario di sacerdozio del prete di Aci San Filippo, frazione catenota dove il prelato risiede. Mentre si attende ancora il verdetto definitivo della Santa Sede sul caso dei presunti abusi che l’uomo avrebbe compiuto ai danni di Teo Pulvirenti, all’epoca dei fatti minorenne. 

Un’accusa sorretta da una registrazione audio, che nel luglio 2013 portò alla condanna a otto anni, dei quali i primi tre da scontare lontano dalla Sicilia e i restanti lontano dalla diocesi di Acireale. Condanna mai rispettata da Chiarenza, per via del ricorso inoltrato alla commissione che Papa Francesco ha costituito per decidere sulle vicende che riguardano preti accusati di pedofilia. Ed è proprio al diritto canonico che, nei giorni scorsi, Raspanti ha fatto riferimento per spiegare l’accaduto: «Don Carlo Chiarenza vive nella stessa piazzetta dove si trova la chiesa – dice il vescovo di Acireale durante un incontro con i giornalisti -. Ho saputo dal parroco che aveva piacere a partecipare alla messa. Ma non lo poteva fare perché c’è il mio decreto che gli vieta di partecipare a manifestazioni pubbliche. Considerato che c’ero io a presiedere la funzione – continua Raspanti – ho chiamato don Carlo e gli ho detto di concelebrare con me».

Nel suo intervento, Raspanti ha ripercorso la storia giudiziaria del caso di don Chiarenza, ribadendo più volte di essersi attenuto sempre a quanto previsto dal diritto ecclesiastico. Il vescovo, inoltre, dopo aver riconosciuto la lunghezza dei tempi di attesa per la sentenza definitiva, aggiunge di avere fatto quanto in suo potere: «Dopo il ricorso di don Chiarenza sono intervenuto una seconda volta con un decreto di cautela in cui gli chiedo precise restrizioni, a cui lui si è sempre adeguato. Il mio potere – prosegue Raspanti – è finito dopo avere fatto l’udienza preliminare sul caso, il resto spetta a Roma». Sulle proteste da parte della Caramella buona, l’associazione che sin dall’inizio ha sostenuto Teo Pulvirenti, Raspanti dice: «Mi stupisco di questo intervento che ha fatto, perché la Caramella buona ha dato atto più volte di come io sia stato ligio e inflessibile su qualsiasi argomento che riguarda la giustizia dentro e fuori la Chiesa».


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