La segreteria provinciale di Catania della FSP Polizia di Stato ha proclamato lo stato di agitazione, con decorrenza immediata e sino a nuova e diversa comunicazione. Le motivazioni che hanno indotto l’organizzazione sindacale a ricorrere a tale forma di protesta scaturiscono da tante rivendicazioni, che sarebbero rimaste inevase. Il disagio dei poliziotti catanesi «Siamo stanchi […]
Questura di Catania: proclamato lo stato di agitazione
La segreteria provinciale di Catania della FSP Polizia di Stato ha proclamato lo stato di agitazione, con decorrenza immediata e sino a nuova e diversa comunicazione. Le motivazioni che hanno indotto l’organizzazione sindacale a ricorrere a tale forma di protesta scaturiscono da tante rivendicazioni, che sarebbero rimaste inevase.
Il disagio dei poliziotti catanesi
«Siamo stanchi di rappresentare quanto elevato sia il disagio sofferto dai poliziotti catanesi – scrive il sindacato -. Di subire l’incomprensibile immobilismo del Questore di Catania, anche di fronte a precise segnalazioni. Siamo stanchi di assistere passivamente alle movimentazioni interne del personale prive di trasparenza, equità e criteri meritocratici basati su anzianità, capacità e professionalità, con provvedimenti tardivi e mascherati da esigenze di efficienza ma percepiti come punitivi, al punto che tra i poliziotti catanesi è oramai radicata la convinzione che per ottenere un trasferimento si debba ricorrere per vie traverse».
Le varie rimostranze del sindacato
Ma le rimostranze dell’FSP Polizia di Stato non finiscono qui, infatti, lamenta anche il mancato rispetto dei ruoli e delle funzioni nell’amministrazione della polizia: «Non possiamo più tollerare che appartenenti ruolo Ispettori, ad esempio, vengano utilizzati per compiti esecutivi, perfino in qualità di autisti. Siamo stanchi di dimostrare che è necessario concedere ai dipendenti i giorni di congedo ordinario, permessi legge riposi settimanali/festivi non fruiti, richiesti per il recupero psico-fisico».
Le motivazioni dello stato di agitazione
«La politica del terrore non è più attuabile – ricorda ancora il sindacato -. Inveire e gridare continuamente contro i propri subordinati è mobbing. La legge punisce i dirigenti della pubblica amministrazione che compiono azioni intimidatorie. Chi rispetto vuol, rispetto porti». Denuncia situazioni gravi il sindacato, come procedimenti disciplinari e sanzioni sovrabbondanti rispetto ai fatti contestati. Si parla di clima molto teso in cui il sindacato sostiene di ricevere segnalazioni pure in merito ad un possibile uso strumentale delle visite fiscali.