Folgorante, esilarante, semplicemente brillante, l’apertura del Festival Codex a Noto, affidata al collettivo VAN – Verso Altre Narrazioni, ha conquistato una platea piena e sorpreso anche chi, prima di quella sera, non conosceva il lavoro della compagnia. A fare da cornice all’evento, una location restituita alla bellezza e strappata all’abbandono. L’operazione di recupero, nata dalla […]
Odisseo Superstar incanta Noto: il collettivo V.A.N. apre il Codex Festival tra ironia e rigenerazione
Folgorante, esilarante, semplicemente brillante, l’apertura del Festival Codex a Noto, affidata al collettivo VAN – Verso Altre Narrazioni, ha conquistato una platea piena e sorpreso anche chi, prima di quella sera, non conosceva il lavoro della compagnia. A fare da cornice all’evento, una location restituita alla bellezza e strappata all’abbandono. L’operazione di recupero, nata dalla lungimiranza del direttore artistico del festival, Salvo Tringali resa possibile dal sostegno del Comune e dalla sensibilità di Rossella Pezzino de Geronimo, titolare della azienda attiva nel settore sostenibilità Dusty, ma prima ancora artista e mecenate attenta alla rigenerazione urbana. Così, quella che fino a poco tempo fa era una discarica a cielo aperto si è trasformata in un luogo magico e denso di suggestioni, sospeso tra la quiete della Noto più segreta e il ritmo cadenzato dei treni che scorrono sullo sfondo, metafora ideale di una vita perennemente in viaggio.
Ed è proprio il viaggio il filo conduttore di Odisseo Superstar – L’eroe di cui Nessuno ha bisogno, la piéce che ha debuttato con successo nella prima serata di una rassegna pronta ad animare le notti netine per un mese intero. Un festival che punta su un teatro d’impegno civile, radicato nella memoria dei luoghi e critico verso i processi di gentrification, con l’intento profondo di scuotere le coscienze e risvegliare la comunità.
Cinque anime per un solo animale scenico
Odisseo Superstar si è rivelato una sorpresa travolgente. Sul palco, cinque attori diplomati all’Inda (Accademia d’Arte del Dramma Antico) che nella vita reale attraversano l’Italia a bordo di un camper. Tra loro vige una sintesi complementare e perfetta: cinque anime che si fondono in una creatura autopoietica, un unico, affiatatissimo animale scenico capace di conquistare lo spettatore attraverso un’iperbole eclettica fatta di ritmo, citazioni, sketch e canzoni. L’opera è la trasposizione comica della vita di Ulisse, da Troia fino al tormentato ritorno a casa, dove le leggendarie imprese dell’eroe omerico vengono decostruite e reinventate. L’ironia, mai banale, è calata nella contemporaneità più acuta.
Per citare qualche trovata geniale: chi, leggendo i passi dedicati alla ninfa Calipso, non ha mai indugiato su un richiamo ritmico alla musica calypso? O chi immaginando al canto delle sirene, non ne ha immaginato la voce? Loro l’hanno affidata all’urlo iconico dei Led Zeppelin di Immigrant song, adattamento perfetto per un richiamo capace di stregare i naviganti.
L’apertura di Codex a Noto, affidato ai cinque Musi del Collettivo Van riafferma un concetto oggi più che mai necessario, quello di un teatro nomade, popolare e inclusivo. Loro che da giugno a ottobre, per cinque mesi intensi, con il loro camper hanno toccato trentanove date attraversando sette regioni italiane, da Nord a Sud, sono testimonianza di un un obiettivo ambizioso Raggiungere quei territori, quartieri e borghi in cui la fruizione culturale è spesso un miraggio o un lusso, trasformando la rappresentazione teatrale in uno strumento concreto di trasformazione sociale.
Le opere in cartellone, rivisitate tra registro ironico e tensione drammatica, affrontano senza filtri i grandi nodi del nostro presente: il viaggio come percorso interiore di perdita e rinascita, la sete di potere che illude più della ricerca della felicità, la scoperta di sé e il valore della diversità intesa come imprescindibile ricchezza. In un’epoca in cui la cultura rischia di cedere e confondersi con i video-reel dei social network o per converso di rinchiudersi in spazi elitari, la lezione che arriva dalla prima di Noto e dal viaggio del collettivo VAN è chiara: il teatro ha ancora il potere di parlare al contemporaneo, a patto che accetti di studiare, provare, sperimentare e salire su un camper, e fare strada, tanta strada, per restituire audacia e autenticità radicale.
Articolo a cura di Gaetano Russo