Una riapertura promessa nel più breve tempo possibile per gran parte del centro commerciale Conca d’Oro di Palermo, colpito da un grave incendio nei giorni scorsi. Ma una data certa ancora non c’è. Circa il 70-80 per cento dell’immobile non ha subito danni o presenta conseguenze di lieve entità. «Chiaramente è necessario che venga ripristinata […]
Palermo, il centro Conca d’Oro riapre ma senza date. A rischio i lavoratori delle piccole attività
Una riapertura promessa nel più breve tempo possibile per gran parte del centro commerciale Conca d’Oro di Palermo, colpito da un grave incendio nei giorni scorsi. Ma una data certa ancora non c’è. Circa il 70-80 per cento dell’immobile non ha subito danni o presenta conseguenze di lieve entità. «Chiaramente è necessario che venga ripristinata la sicurezza sul luogo di lavoro, ma alcuni dipendenti potranno rientrare in tempi relativamente brevi – spiega a MeridioNews il segretario generale della Filcams Cgil Palermo Giuseppe Aiello -. Anche se dobbiamo ancora quantificare le tempistiche precise». L’ipotesi a cui si sta lavorando è quella di una riapertura progressiva. Partendo dalle attività che si trovano nella parte della struttura risparmiata dalle conseguenze più gravi dell’incendio.
L’incognita della riapertura nelle aree danneggiate
Circa il 20-30 per cento del centro commerciale, invece, ha subito danni più ingenti e non sono state fornite tempistiche per la riapertura delle attività. «Le loro intenzioni sono di voler aprire il prima possibile, ma non ci sono le condizioni in questo momento», sottolinea Aiello. Una distinzione che riguarda direttamente i circa 1.500 lavoratori tra dipendenti delle attività commerciali e indotto: «Per chi lavora nelle zone più danneggiate resta da capire quanto durerà la sospensione». Ed è proprio l’incertezza sui tempi a preoccupare il sindacato. «Io mi sono messo nei loro panni – continua Aiello -. Non avere una data di rientro non permette di organizzarsi, anche per attivare gli ammortizzatori sociali».
Il rischio per i lavoratori di restare senza ammortizzatori sociali
Il problema riguarda soprattutto le attività più piccole. «Da uno a cinque dipendenti possono essere chieste fino a 13 settimane di cassa integrazione – spiega il segretario Filcams Cgil Palermo -. Per le aziende tra 5 e 15 dipendenti, invece, si può arrivare fino a 26 settimane. Per quelle con più di 15 lavoratori possono essere attivati gli ammortizzatori ordinari. Ci sono, inoltre, attività che fanno capo al settore industriale, che possono utilizzare strumenti diversi». Tempi che non è certo possano bastare e per cui non è stata definita, al momento, nessuna deroga. Prima di poter presentare le richieste, in ogni caso, servono atti ufficiali che certifichino la situazione. «E che ancora non ci sono – spiega ancora Aiello -. Dovrà essere formalizzata l’inagibilità del centro commerciale, così da consentire alle aziende di dimostrare l’impossibilità di proseguire l’attività e accedere agli strumenti di sostegno previsti».
Il tavolo permanente: istituzioni, vigili del fuoco e proprietà
Si è tenuto intanto il confronto tra i soggetti coinvolti nella gestione dell’emergenza e ripartenza del centro commerciale. Gli assessori regionali Edy Tamajo (Attività produttive) e Nuccia Albano (Lavoro e Politiche sociali), il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e l’assessore comunale alle Attività produttive Giuliano Forzinetti. Oltre ai rappresentanti di Inps, Inail, Asp, vigili del fuoco, Protezione civile, prefettura, sindacati. Da parte del centro commerciale erano presenti la società proprietaria e quella di gestione, la proprietà di Spazio Conad, la direzione del centro e una delegazione di lavoratori.
«È un tavolo permanente – spiega Aiello-, con il prossimo incontro previsto per l’11 settembre. Servirà a proseguire il confronto sulle condizioni necessarie alla riapertura e sulle conseguenze occupazionali». Sul fronte giudiziario, la Procura di Palermo ha avviato un’indagine conoscitiva, senza al momento formulare ipotesi di reato, per ricostruire la dinamica che ha originato l’incendio. Dai primi accertamenti dei vigili del fuoco sembrerebbe da escludere l’origine dolosa, mentre guadagna credito la pista di un malfunzionamento agli impianti collocati sulla copertura dell’edificio.