Fa discutere un video pubblicato sui social dal sindaco di Catania Enrico Trantino che prende spunto dal modello giapponese per invitare i cittadini a un senso civico sulla gestione dei rifiuti. Tutto nasce dall’incontro, a piazza Università, con una coppia di turisti: lei giapponese, lui italiano trasferito a Tokio. Mentre i due parlano delle bellezze […]
Rifiuti, il video del sindaco Trantino che sogna il modello Tokio per Catania
Fa discutere un video pubblicato sui social dal sindaco di Catania Enrico Trantino che prende spunto dal modello giapponese per invitare i cittadini a un senso civico sulla gestione dei rifiuti. Tutto nasce dall’incontro, a piazza Università, con una coppia di turisti: lei giapponese, lui italiano trasferito a Tokio. Mentre i due parlano delle bellezze del capoluogo etneo, il primo cittadino si improvvisa intervistatore e avanza un parallelismo con «il senso civico che c’è in Giappone».
Il video del sindaco di Catania Enrico Trantino
Così nasce spontanea la domanda sulla presenza di cestini lungo le strade di Tokio. E no, non ci sono. Ma «la città è comunque pulitissima», risponde la coppia. Apparentemente stupito e ancora più incuriosito, il sindaco Trantino nel video chiede come sia possibile. «La spazzatura la portiamo sempre con noi e poi la buttiamo se incrociamo un centro di competenza, oppure la portiamo a casa con noi». Un sorriso a favore di telecamera accompagna la domanda retorica con cui il sindaco Trantino chiude il video: «Ci siamo capiti, vero?».
La risposta social di Pierpaolo Montalto
A tradurre la domanda retorica a chiusura del video del primo cittadino di Catania, in un post sui social, è stato Pierpaolo Montalto di Sinistra italiana. «Puttativi a munnizza (portatevi la spazzatura, ndr) a casa!». L’avvocato catanese con un passato da segretario provinciale con Rifondazione comunista fa notare però che si tratterebbe di una «scelta estrema, in assenza quasi totale di cestini o di svuotamento regolare degli stessi. Una pratica usuale di alcuni catanesi particolarmente civili, ma non è una cosa normale». Almeno, non in Italia, non in Sicilia, non a Catania.
«Che senso ha fare un paragone?»
«Il sindaco – fa notare Montalto – non racconta che la decisione di ridurre drasticamente il numero dei cestini a Tokyo è legata a un tragico evento nella storia recente del Giappone». La scelta lì, infatti, nasce per ragioni di sicurezza, dopo l’attentato alla metropolitana di Tokyo nel 1995, organizzato dalla setta religiosa Aum Shinrikyo per rovesciare il governo e instaurare un regime dittatoriale. «In Giappone sono ultracivili? Certamente sì – afferma Montalto -. Ma che senso ha fare un paragone del genere quando, in Sicilia, l’educazione civica e ambientale è stata fino a oggi una chimera. E – aggiunge – i cittadini e le cittadine sono stati educati con il cattivo esempio delle cricche di speculatori e della politica connivente, a devastare il territorio e non a proteggerlo?», si chiede il rappresentante di Sinistra italiana.
«Se Catania è piena di rifiuti, at’a puliziare!»
«Non credo proprio – commenta Montalto – che in Giappone esista lo stesso sistema folle di gestione dei rifiuti. Per cui viviamo sommersi da sporcizia e discariche abusive, per cui tonnellate di plastica sono state disperse su tutto il territorio, dal Parco dell’Etna all’Oasi del Simeto, ma comunque paghiamo la tassa sui rifiuti più alta di tutta Italia. Non penso che in Giappone – va avanti – la gestione dei rifiuti sia stata regalata alla speculazione dei privati, troppi in odor di mafia. Che, oltre a essere tra le cause principali del disastro dei rifiuti in Sicilia, alimentano un fetente regime clientelare. Fanno strapagare per vivere dentro un grande contenitore di rifiuti; hanno fatto in modo che questa splendida isola diventasse vittima di un’apocalisse ambientale. Non hanno altra soluzione che dare la colpa ai cittadini e alle cittadine e sponsorizzare inceneritori. Così i rifiuti ce li respireremo pure. Almeno evitino di prenderci per i fondelli e offendere la nostra intelligenza. Se Catania è piena di rifiuti per strada – conclude – con tutti i soldi che paghiamo, at’a puliziare! (la dovete pulire, ndr)».