Il clima che si respira in Sala d’Ercole, sede dell’Ars, è quello delle grandi occasioni istituzionali. Ma con l’inevitabile sottofondo di tensione che accompagna ogni passaggio cruciale per la tenuta politica dell’Isola. Il presidente della Regione, Renato Schifani, si presenta di fronte al parlamento regionale per tracciare il bilancio del proprio operato. Una relazione dettagliata, […]
Schifani all’Ars presenta un trionfale bilancio di governo. Ma per Cracolici «è già morto»
Il clima che si respira in Sala d’Ercole, sede dell’Ars, è quello delle grandi occasioni istituzionali. Ma con l’inevitabile sottofondo di tensione che accompagna ogni passaggio cruciale per la tenuta politica dell’Isola. Il presidente della Regione, Renato Schifani, si presenta di fronte al parlamento regionale per tracciare il bilancio del proprio operato. Una relazione dettagliata, in cui si rivendica con orgoglio di aver invertito la rotta finanziaria e amministrativa. In una terra storicamente zavorrata da debiti e ritardi burocratici. L’aula, tuttavia, si trasforma presto nel teatro di uno scontro senza sconti. Un duro j’accuse dell’opposizione, incarnato dalla figura di lungo corso di Antonello Cracolici. Per l’esponente del Pd, la realtà raccontata dalla giunta di centrodestra è solo una patina dorata sulla crisi politica e la paralisi dell’azione di governo. Al punto da pronunciare una sentenza senza appello: il governo è già morto.
Schifani finalmente a Sala d’Ercole
Nel suo discorso, Renato Schifani costruisce la propria difesa strategica a partire dal dato finanziario, considerato il vero e proprio architrave dell’azione dell’esecutivo. «Abbiamo sanato i conti», rivendica, tratteggiando il passaggio da disavanzi strutturali e rilievi della Corte dei Conti a una stabilità e credibilità istituzionale. Senza rincorrere il consenso facile con spesa assistenziale a pioggia, spiega. Preferendo invece un’impostazione fondata su rigore, programmazione e trattativa con il governo centrale per la spesa sanitaria. Una visione in cui la Sicilia è un cantiere in movimento, con una crescita economica attestata persino dalla Banca d’Italia.
Rifiuti, fondi e Ponte sullo Stretto
Accanto al riallineamento dei bilanci, l’esecutivo regionale rivendica il coraggio di aver affrontato dossier spinosi e in sospeso da decenni. Nella relazione presentata all’Ars, rifiuti e ambiente occupano un posto centrale: tra l’approvazione del nuovo Piano rifiuti e l’avvio dell’iter per la realizzazione dei termovalorizzatori. Sul fronte della macchina amministrativa, Schifani sottolinea lo sblocco dei procedimenti autorizzativi attraverso il rilancio delle commissioni tecnico-specialistiche. Nonché l’accelerazione sulla spesa dei fondi extraregionali ed europei (Pnrr e Fsc) e gli interventi straordinari per fronteggiare le emergenze climatiche e territoriali. Dai dissesti idrogeologici ai danni del maltempo. Nel racconto di Palazzo d’Orléans, la Sicilia si sta preparando ad agganciare le grandi reti infrastrutturali nazionali ed europee. Guardando al cantiere del Ponte sullo Stretto come volano di sviluppo e rivendicando una ritrovata centralità nel bacino del Mediterraneo.
L’opposizione ribalta la narrazione
Eppure, appena la parola passa ai banchi dell’opposizione, la prospettiva viene ribaltata. La diagnosi di Antonello Cracolici, veterano della politica isolana ed esponente di spicco dell’opposizione di centrosinistra, è spietata. Con una tesi chiara: le cifre esibite non trovano alcun riscontro nella vita quotidiana dei cittadini siciliani. Sullo sfondo, spiega, di una drammatica assenza di una visione strategica d’insieme per il futuro dell’Isola. Per Cracolici, il governo Schifani è «già morto» sul piano della spinta propulsiva e dell’agibilità politica. La sanità siciliana ne rappresenta l’emblema più doloroso e tangibile. Tra liste d’attesa interminabili, pronto soccorso al collasso, penuria di medici e il continuo esodo dei cittadini verso le strutture sanitarie del Nord Italia. A questo si aggiungono le criticità del comparto agricolo, stremato da una crisi idrica senza precedenti e da interventi regionali definiti tardivi e insufficienti. Oltre alla precaria situazione finanziaria dei Comuni e degli enti locali.
Un governo delegittimato
Ma la critica di Cracolici e delle opposizioni investe anche la tenuta politica della coalizione di centrodestra. Ricordando i clamorosi cortocircuiti parlamentari, dove la maggioranza – sulla carta dai numeri granitici – si è sciolta sotto i colpi dei franchi tiratori nel segreto dell’urna. La bocciatura di norme chiave, i continui rinvii per mancanza del numero legale e gli scontri interni tra i partiti testimoniano, secondo le opposizioni, una frattura profonda. Cracolici evidenzia come il presidente si trovi ad affrontare una sotterranea, ma costante, opera di delegittimazione politica interna. Con i singoli gruppi di maggioranza più occupati a piantare bandierine elettorali e gestire equilibri di sottogoverno che a sostenere un’azione di riforme organiche. Da qui la tesi dell’agonia: il governo può anche sopravvivere, con i numeri delle votazioni palesi, ma ha perso la capacità di incidere in Sicilia.
Un’isola, due narrazioni
Questa doppia narrazione rivela il profondo scollamento che caratterizza l’attuale fase della politica Regionale siciliana. Da un lato c’è una visione tecnica e contabile, con il successo misurato in numeri. Dall’altro lato, una critica fondata sulla percezione dei servizi essenziali e sulla tenuta delle istituzioni territoriali. La sfida vera per il vertice della Regione sarà dimostrare nei fatti che il risanamento contabile è in grado di trasformarsi in servizi efficienti, occupazione stabile e un’effettiva modernizzazione delle infrastrutture civili e sanitarie. Un passaggio decisivo dalla carta alla realtà.