In Sicilia l’80 per cento dei Comuni non ha una libreria: «Un piano per disseminarne 305»

Quasi l’80 per cento dei Comuni in Sicilia non ha nemmeno una libreria: 305 su 391. Nasce da questo dato schiacciante quello che Cono Cinquemani, responsabile del progetto Ambulanza Letteraria e presidente dell’associazione Lab5, ha definito «un manifesto per una rivoluzione culturale». Che consiste nel costruire una rete di 305 librerie, una per ciascun Comune oggi sguarnito. Una rivoluzione semplice, da un’idea che, in pochi giorni, è già diventata un movimento. «Non è un progetto commerciale e nemmeno editoriale – ci tiene a precisare Cinquemani parlando a MeridioNews – ma un progetto politico, sociale e culturale». Che sta già gettando le fondamenta.

Il progetto per disseminare 305 librerie in Sicilia

L’Ambulanza Letteraria, negli ultimi anni, ha attraversato centinaia di Comuni in tutta Italia portando libri, biblioterapia e incontri nei luoghi dove la cultura era diventata un’assenza. «Oggi quell’esperienza cambia forma: non più un’ambulanza che arriva, ma una rete che resta. Perché – sottolinea Cinquemani – una comunità non può vivere aspettando che la cultura passi una volta ogni tanto». Un presidio itinerante che adesso si fa progetto stabile, con un percorso già iniziato. Un’aspirante libraia, una collega professionista e un’operatrice culturale, provenienti da tre dei 305 Comuni senza librerie in Sicilia, si sono già confrontate con le amministrazioni locali. «Piccoli passi, come quelli da cui iniziano tutti i grandi cambiamenti. L’esperienza di Ambulanza Letteraria ci ha insegnato che, quando si apre un luogo dedicato ai libri, le persone arrivano. La domanda di cultura esiste – spiega Cinquemani -, sono i luoghi a mancare».

Il paradosso siciliano e il caso Taormina

L’Isola è – e si racconta – come una terra di cultura. Festival letterari, premi, titoli di Città che legge, capitali del turismo, eventi internazionali. Eppure nel 78 per cento dei Comuni in Sicilia comprare un libro significa prendere l’auto e spostarsi. Oppure comprare online e aspettare un corriere. O, ancora, rinunciare. «Il caso di Taormina – fa notare Cinquemani, che è anche uno scrittore – è diventato simbolico». Una città che ospita il cinema internazionale, il G7, che è pieno di grandi alberghi, boutique di lusso e ristoranti stellati, ma non ha una libreria. «È il ritratto di una Sicilia che investe nella rappresentazione della cultura più che nella sua infrastruttura. Celebriamo i libri – analizza -, ma dimentichiamo i luoghi dove i libri continuano a vivere quando i festival finiscono».

Il bando del ministero della Cultura non basta

Perché le librerie non sono solo negozi dove si vendono libri. «Sono luoghi di incontro, presidi formativi e sanitari. Curano la solitudine, combattono la povertà educativa e generano comunità». Un servizio essenziale, secondo il responsabile del progetto Ambulanza Letteraria, come le farmacie. «A cui nessuno chiede di produrre abbastanza utili per giustificarne l’esistenza», afferma. Di recente, intanto, un bando del ministero della Cultura ha stanziato quattro milioni di euro per favorire l’apertura di librerie indipendenti nei Comuni che ne sono privi. «Una buona notizia, ma non la soluzione – fa notare il presidente di Lab5 -. Un contributo pubblico può servire ad aprire una porta. Ma una libreria vive se esiste una comunità che la riconosce, un’amministrazione che la sostiene, una rete professionale che la accompagna, una politica che la considera un investimento permanente».

Le librerie a un euro in Sicilia

«Per questo, il nostro progetto non punta soltanto ad aprire librerie in Sicilia. Vuole formare una nuova generazione di librai e libraie siciliani». Prendendo come modello un progetto che sull’Isola ha funzionato bene, quello delle case a un euro per ripopolare i borghi. «Perché non immaginare anche le librerie a un euro? – si chiede Cinquemani -. Comuni, fondazioni, imprese e mecenati potrebbero mettere a disposizione luoghi inutilizzati, gratis o a canoni simbolici in cambio di servizi culturali per la cittadinanza». E, in questo senso, la Sicilia potrebbe giocarsi la carta dello Statuto speciale per sperimentare politiche innovative. Partendo da tavoli permanenti tra amministrazioni, l’associazione italiana editori, librai, editori indipendenti, università, cooperative sociali e operatori culturali. «Una rete per rendere possibile la creazione di 305 librerie in Sicilia che – conclude Cinquemani – sarebbero un investimento nella salute culturale delle comunità».


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