La ricerca della verità passa ancora una volta dall’aula del tribunale di Termini Imerese. Dopo il rinvio dello scorso 17 marzo, si è finalmente aperta l’udienza preliminare per la strage di Casteldaccia, una delle più gravi tragedie sul lavoro degli ultimi anni in Sicilia, costata la vita a cinque operai intrappolati dai gas tossici all’interno […]
Strage di Casteldaccia, al via il processo. Intanto un altro morto sul lavoro in Sicilia
La ricerca della verità passa ancora una volta dall’aula del tribunale di Termini Imerese. Dopo il rinvio dello scorso 17 marzo, si è finalmente aperta l’udienza preliminare per la strage di Casteldaccia, una delle più gravi tragedie sul lavoro degli ultimi anni in Sicilia, costata la vita a cinque operai intrappolati dai gas tossici all’interno della rete fognaria del comune palermitano il 6 maggio 2024.
Davanti al giudice Sandro Potestio erano presenti i familiari delle vittime, insieme ai rappresentanti dell’associazione Sicurezza e Lavoro, che sin dai giorni successivi alla tragedia segue l’evolversi dell’inchiesta. L’associazione ha inoltre recentemente consegnato alla prefettura di Palermo la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia della Camera dei Deputati, presieduta da Chiara Gribaudo, documento che richiama l’attenzione sulle criticità emerse nel sistema della prevenzione degli infortuni a Casteldaccia. Assenti, invece, i sei imputati.
Il calendario del processo e la richiesta di giustizia
Il giudice ha acquisito tutte le richieste di costituzione di parte civile, concedendo alle difese il tempo necessario per esaminarle. Considerata la complessità del procedimento e il forte impatto sociale della vicenda, ha fissato fin da subito un calendario serrato di udienze, in programma il 14, il 21 e il 28 luglio prossimi. «Apprezziamo l’impegno del tribunale di Termini Imerese nel calendarizzare subito una serie di udienze – afferma Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – e speriamo si possa presto avere giustizia per la strage di Casteldaccia, che ha distrutto la vita di cinque famiglie e colpito l’intera comunità siciliana, e non solo». L’inchiesta della procura punta ad accertare eventuali responsabilità legate al rispetto delle norme di sicurezza, all’organizzazione del lavoro e alle procedure adottate prima dell’ingresso nel cunicolo.
Per i familiari, però, ogni passaggio processuale significa tornare a rivivere quel dramma. «A ogni udienza la ferita si riapre e ora attendiamo risposte alle tante domande che abbiamo. Vogliamo sapere che cosa è successo e di chi sono le responsabilità», dichiarano Chiara Raneri e Fabrizio Giordano, figli di due delle vittime e componenti dell’Associazione familiari delle vittime sul lavoro.
La morte dei cinque operai di Casteldaccia ha riportato al centro del dibattito nazionale il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare per le attività svolte negli ambienti confinati, tra i contesti più pericolosi e complessi. La tragedia ha dato impulso anche all’attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, che ha analizzato le criticità emerse nella gestione della sicurezza e nella catena degli appalti, sottolineando la necessità di rafforzare i controlli, la formazione e il rispetto delle procedure previste per gli interventi ad alto rischio.
Un’altra vita spezzata: morto un operaio nel cantiere del viadotto Akragas
Mentre la giustizia segue il suo corso, il bilancio delle morti sul lavoro continua purtroppo ad aggravarsi. Proprio ieri un altro operaio ha perso la vita in Sicilia. Si tratta di Gerlando Brucceri, 53 anni, originario di Agrigento, deceduto mentre era impegnato nel cantiere del viadotto Akragas. Le cause del decesso sono ancora in fase di accertamento: gli investigatori dovranno stabilire se sia stato colto da un malore improvviso durante l’attività lavorativa oppure se si sia trattato di un infortunio. A trovare il corpo dell’uomo, riverso a terra, sono stati i colleghi, che hanno immediatamente lanciato l’allarme al 112. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, è stato attivato anche l’elisoccorso e sono arrivati i vigili del fuoco con l’autoscala. Ogni tentativo di soccorso, però, si è rivelato inutile.
La cronaca restituisce l’immagine di un’emergenza che continua a ripetersi. La morte di Gerlando Brucceri, sulla quale la procura dovrà chiarire cause e responsabilità, riporta ancora una volta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Per i familiari delle vittime di Casteldaccia, la giustizia rappresenta un passaggio fondamentale per accertare la verità e individuare eventuali responsabilità. Ma ogni nuovo incidente ricorda quanto quella tragedia non appartenga soltanto al passato: è il segnale di una battaglia ancora aperta, che impone controlli più efficaci, prevenzione e una cultura della sicurezza capace di trasformare il lavoro in un diritto e mai in una condanna.
Infortunio sul lavoro a Belmonte Mezzagno
«L’ennesima notizia di un gravissimo infortunio sul lavoro. Ormai non basta più l’indignazione, non basta più stupirsi: il mancato rispetto delle norme sembra stia diventando la normalità nei luoghi di lavoro. Ed è uno degli aspetti che più ci preoccupa. Stiamo continuando a denunciare che i cantieri non si fermano nemmeno con le alte temperature e che col caldo la caduta dall’alto continua a essere uno degli infortuni più ricorrenti nel settore dell’edilizia. Ma non registriamo reazioni». A dichiararlo a MeridioNews è il segretario generale della Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo, che esprime solidarietà nei confronti del lavoratore di Belmonte Mezzagno ferito gravemente dopo una caduta di 9 metri da un’impalcatura e anche nei confronti del lavoratore edile morto nell’agrigentino.
La Fillea ha indetto per venerdì 10 luglio, alle ore 9, in via Ruggero Maturano, a tre mesi dalla tragedia in cui persero la vita due operai, Daniluc Tiberi Un Mihai (49 anni) e Najahi Jaleleddine (41 anni). Saranno presenti oltre alla Fillea e alla Cgil, i familiari e l’associazione dei familiari delle vittime, che raggruppa i parenti degli operai morti a Casteldaccia, in via Ugo la Malfa, a Campofelice. «Si è creato un filo di solidarietà importante tra le famiglie, che non vanno lasciate sole nello sconforto ad affrontare queste tragedie – aggiunge Ceraulo -. Continuano questo percorso che deve vedere la presenza fisica del mondo sindacale e della società civile accanto ai familiari. Ci appelliamo anche alle istituzioni, affinché siano presenti. Non basta dichiarare il dolore dopo una tragedia».