Papa Leone XIV a Lampedusa: dalla visita inedita al cimitero dei migranti al «turismo che renda umani»

«I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, ma anche mancate». Non è una visita di passerella quella di Papa Leone XIV a Lampedusa, principale approdo italiano dei migranti dal nord Africa. Davanti ai vertici del clero e della politica regionale e dei rappresentanti nazionali, il pontefice sceglie parole chiare. Atterrato sull’isola intorno alle 9, il papa è stato accolto, tra gli altri, anche dal presidente della Regione Renato Schifani. Che ha riferito di «un incontro breve, ma molto forte». Con lui anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

La messa del Papa a Lampedusa

E se Schifani descrive Lampedusa come «simbolo di accoglienza, solidarietà e dignità umana», è Papa Leone XIV a non tirarsi indietro davanti alle difficoltà e alle tensioni che la convivenza sull’isola ha spesso creato. «La vocazione turistica, purtroppo, può sentirsi minacciata dalle rotte migratorie – dice il pontefice durante la messa, celebrata al campo sportivo di Lampedusa – e allora sembra che si debba innalzare un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri. Abbiate l’audacia di pensare diversamente». Invitando a trovare un modo per rendere i soggiorni a Lampedusa un’esperienza che arricchisca anche dal punto di vista umano. «Con la vostra carità, con ciò che il mare vi ha insegnato, con gli incontri che vi hanno educato – prosegue il pontefice -. C’è autentico riposo, infatti, dove il senso della vita è ritrovato; e vero benessere quando l’economia è giusta e fraterna».

Il richiamo al clero siciliano

«La nostra è una terra promessa strana, perché non ha potenzialità e risorse per garantire un futuro, diventando solo terra di passaggio – commenta l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano -. La visita del papa ci ha richiamati a non sottrarci, per nessuna ragione, a quest’onere». Durante la visita, non è mancato un momento di ricordo per il suo predecessore. Con la benedizione della targa che intitola a Papa Francesco il molo Favaloro: «Luogo di approdo, speranza e umanità», si legge. Prima di andare via per raggiungere il campo sportivo e celebrare la messa, Leone XIV si è fermato a salutare alcuni cittadini e migranti dell’hotspot di Contrada Imbriacola.

L’incontro con i migranti e l’omaggio ai morti in mare

«Siamo felici ed emozionati», sono le parole delle circa 20 persone che, dopo aver attraversato il mare, si trovano adesso a Lampedusa. Uomini e donne, compreso un bimbo piccolo arrivato da poco, provenienti – tra gli altri Paesi – da Eritrea, Yemen, Siria, Algeria. Che hanno espresso la sorpresa di trovarsi sull’isola proprio nel momento della visita del papa. Che ha fatto diverse tappe ripercorrendo la memoria di chi, invece, ad arrivare sull’isola non è riuscito. Andando prima a deporre una corona di fiori al cimitero dei migranti senza nome, dove nessun leader in visita era mai stato. Per poi dirigersi al monumento Porta d’Europa, rivolto verso la Libia in onore di chi quel viaggio l’ha iniziato, ma non finito. Lì Papa Leone XIV ha voluto attraversare la porta per andare sugli scogli, in un momento di raccoglimento privato. Interrotto dal forte vento che ha fatto volare la sua papalina.

Le parole del sindaco di Lampedusa

«Lampedusa è una piccola terra in mezzo al mare, ma da molti anni porta sulle proprie spalle domande, ferite e speranze del mondo intero – commenta il primo cittadino di Lampedusa, Filippo Mannino -. Qui tante persone hanno cercato salvezza, dignità e futuro. Alcuni hanno trovato una nuova prospettiva, mentre altri non sono mai arrivati. La nostra comunità conosce il valore e il peso di questa storia». «Qui le parole parlano più dei gesti – risponde Papa Leone XIV, parlando al sindaco e ai lampedusani -. Ma i gesti, per gli esseri umani, hanno bisogno di un cuore, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano per tutti».


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