Il sogno di Sanfilippo nell’inchiesta Cefpas: «Ormai l’assessorato lo pensa per me»

Sognava e lo faceva in grande Roberto Sanfilippo. Il direttore del Centro regionale per la formazione del personale del servizio sanitario, con sede a Caltanissetta, finito al centro di un’inchiesta per corruzione insieme al deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto. Nei loro confronti la procura nissena ha chiesto l’arresto – oggi è previsto l‘interrogatorio -, mentre sono in tutte otto gli indagati per cui è stata proposta l’applicazione di misure cautelari tra carcere e domiciliari. Al centro della vicenda assunzioni, consulenze e raccomandazioni di mogli, parenti e collaboratori vicini all’ambiente del centrodestra.

Il ritorno al Cefpas e Gallo chiamato «Gesù»

Una corte dei miracoli supervisionata dal politico azzurro, che Sanfilippo chiamava con l’appellativo di «Gesù». Segno di riconoscenza assoluta per avere fatto «un miracolo»: ricollocare il dirigente alla guida del Cefpas, dopo avere già ricoperto l’incarico nel 2018, in quota Diventerà Bellissima. «Sono stato oggetto di spoil system – ammetteva Sanfilippo mentre era intercettato -. Solamente un miracolo poteva riportarmi al mio posto e questo l’ha fatto Gallo».

Sanfilippo, per sua stessa ammissione, nella pubblica amministrazione si trovava a meraviglia, forte delle sponde politiche ottenute nel corso degli anni. «A un certo punto sono diventato la punta di diamante per Raffaele Stancanelli (non indagato, ndr) – spiegava intercettato – Per Riccardo (Gallo, ndr) sta succedendo la stessa cosa». Il riferimento è agli incarichi ricoperti, in passato, da Sanfilippo a Catania. Tra cui quello di componente del nucleo di valutazione a Palazzo degli Elefanti e del comitato tecnico di monitoraggio dei progetti finanziati nel settore della mobilità sostenibile. «Io sono uno che fa l’ingegnere, poi ho scoperto la pubblica amministrazione e m’addivertu (mi diverto, ndr)», raccontava.

Il sogno dell’assessorato regionale

Riconoscenza che si mischiava ad ambizioni e a una mercificazione del proprio ruolo pubblico, secondo le accuse: «Fuori da qualsivoglia cornice di legalità, pur di conseguire vantaggi economici e politici». Nell’elenco degli obiettivi che Sanfilippo intendeva raggiungere, emerge pure l’idea di ottenere, anche tramite la moglie, il ruolo di assessore regionale. A proporgli questo scenario, almeno stando ai racconti del direttore del Cefpas, sarebbe stato proprio il politico di Forza Italia. «Ormai lui l’assessorato lo pensa per me o per te», spiegava alla consorte. Nello specifico, quello alle Infrastrutture o alle Attività produttive. Sanfilippo, però, avrebbe suggerito il secondo, insistendo su questa possibilità, nonostante la donna manifestasse la propria inadeguatezza al ruolo all’interno della giunta regionale. «Ma che dici… Non ne capisco un cazzo – replicava -. Non sono in grado, Roberto (Sanfilippo, ndr) non mi devi tirare su con queste cose».

Il dossier segreto e gli appunti della coppia

Incontri, persone e luoghi in cui Sanfilippo era presente, durante il mandato a Caltanissetta, sarebbero stati segnati dalla moglie in una sorta di diario. Appunti stilati in maniera maniacale, in cui sarebbero stati trascritti anche i motivi dei faccia a faccia in cui era presente il direttore del Cefpas. L’agenda sarebbe stata ribattezza dai coniugi con la parola dossier e, in quegli appunti, potrebbero nascondersi alcuni segreti. Per un periodo, il quaderno è stato custodito in una casa della coppia a Palermo, all’interno di una particolare cassetta di sicurezza.

«Non ha combinazione, ma ha la chiavetta – spiegava la donna -. È praticamente una cassetta di sicurezza dentro una specie di libro, che è un dizionario d’inglese. Tu apri il libro e, anziché i fogli, c’è la cassetta». L’obiettivo sarebbe stato quello di nascondere il quaderno con gli appunti da occhi indiscreti, a casa e non solo. La coppia concordava di mettere all’interno del libro-cassetta una pagina iniziale manoscritta: «Così che, se ci dovesse succedere qualcosa e qualcuno lo scardina, dovresti scrivere “Per piacere non leggetelo, buttate tutto“». Avvertenza inutile nel caso dei magistrati.


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