Giurano i tre nuovi assessori. Il governo è salvo?

Il giuramento a Sala d’Ercole di Nuccia Albano, Elisa Ingala e Marcello Caruso non è soltanto l’ultimo atto formale di un rimpasto atteso, ma il manifesto plastico di una politica regionale siciliana che sembra muoversi secondo logiche di autoconservazione e pesi interni, più che per una reale spinta al rinnovamento amministrativo. Mentre il presidente, Renato Schifani, tenta di blindare la sua squadra, l’analisi dei nuovi ingressi rivela crepe e compromessi che meritano una lettura attenta.

Il ritorno dell’usato sicuro: Nuccia Albano e la DC

Il ritorno di Nuccia Albano all’assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro segna la fine dell’interim del governatore e, soprattutto, il pieno reintegro della Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro nel cuore del potere regionale. Più che una scelta basata su nuove visioni, il rientro della Albano appare come una restaurazione dello status quo. Il lavoro lasciato a metà sei mesi fa riprende esattamente da dove si era interrotto, confermando che nella coalizione di centrodestra gli equilibri di partito prevalgono sulla necessità di dare impulsi nuovi a un settore delicatissimo come quello del precariato (ASU) e delle politiche sociali.

L’incognita Mpa: Elisa Ingala e il premio di consolazione

L’ingresso di Elisa Ingala alla Funzione Pubblica e Autonomie Locali è forse il passaggio politicamente più turbolento. Già assessore a Caltanissetta, la Ingala è espressione del Movimento per l’Autonomia (Mpa) di Raffaele Lombardo. Non era lei la designata della vigilia. Le dichiarazioni di Lombardo confermano un retroscena di frizioni: l’Mpa puntava all’assessorato alla Famiglia (per Valeria Caci), considerato più pesante in termini di consenso e gestione. L’assegnazione della Funzione Pubblica alla Ingala profuma di compromesso al ribasso, lasciando aperta la domanda: quanto sarà solida la lealtà di una componente che si sente sottovalutata nel riparto delle deleghe?

Sanità: da tecnico a politico, la scommessa rischiosa di Marcello Caruso

La nomina più discussa resta quella di Marcello Caruso alla Salute. Coordinatore regionale di Forza Italia, Caruso prende il posto di Daniela Faraoni, segnando un passaggio netto dalla gestione tecnica a quella puramente politica. La scelta di Caruso ha già sollevato malumori all’interno dello stesso gruppo parlamentare di Forza Italia. Escludere profili come Nicola D’Agostino o Stefano Pellegrino (nomi caldi della vigilia) per affidarsi a un fedelissimo del presidente che non siede all’Ars è un segnale di debolezza o di eccessivo accentramento? In una Sicilia martoriata dalle liste d’attesa e dalla crisi dei pronto soccorso, affidare la delega più complessa a un politico di apparato anziché a un esperto della materia è un azzardo che Schifani potrebbe pagare caro in termini di consenso futuro.

Stabilità o stasi?

Il giuramento di oggi chiude una fase di incertezza, ma ne apre una di verifica durissima. Schifani ha ricomposto il puzzle, ma i tasselli sembrano forzati. La Giunta quater (o bis a seconda delle letture) nasce sotto il segno della continuità democristiana e della tensione interna ai forzisti.

In questo scenario, il rischio è che Sala d’Ercole rimanga ostaggio di equilibrismi correntizi, mentre i dossier urgenti, dalla siccità alla sanità, attendono risposte che non possono essere risolte con un semplice giuramento sulla Costituzione. La Sicilia non ha bisogno di assessori che prendono le redini, ma di una guida che sappia finalmente dove dirigere il carro.


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