Foto di Sonia Sabatino

La Sicilia senza ispettori del lavoro: la tragedia sblocca il bando, «ma restano numeri ridicoli»

Mentre la politica ripesca i bandi dalle paludi della burocrazia, in via Marturano, a Palermo, continuano sopralluoghi, analisi e verifiche. Dal giorno in cui gli operai Daniluc Tiberi Mihai, 49 anni, e Najahi Jaleleddine, 41 anni, hanno perso la vita volando dal cestello della gru su cui lavoravano. Sono ancora tanti i dubbi e le incognite su una tragedia che vede, al momento, quattro indagati: Giuseppe Garraffa, proprietario dell’appartamento e committente, Salvatore Macaluso, titolare di EdiltecGiovanni Agliuzza, noleggiatore della gru, e Vincenzo Costa, manovratore del mezzo. «Bisogna mettere subito un freno alle morti sul lavoro – dice Pietro Ceraulo, segretario generale della Fillea Cgil Palermo -. Il presidente Renato Schifani dovrebbe emanare un decreto urgente per assumere gli ispettori. Non possiamo più aspettare». Ma dalla Regione è arrivato solo un annuncio riciclato: la ripresa di un bando per nuovi ispettori del lavoro in Sicilia che, prima della tragedia, era rimasto fermo.

L’incidente sul lavoro di Tiberi Mihai e Jaleleddine

Proseguono, dunque, gli accertamenti sull’incidente ed emergono nuovi elementi tecnici e contrattuali. Il pm Daniele Sansone ha incaricato due ingegneri di stabilire se la gru fosse adeguata al lavoro svolto e di ricostruire la sua posizione al momento dei fatti. Il mezzo, intanto, è stato sottoposto a verifiche approfondite, anche dall’alto tramite autoscala. E i controlli si sono estesi all’officina del gommista Gammicchia, sulla cui copertura è precipitato il braccio metallico con cestello. La ditta di Agliuzza avrebbe noleggiato l’autogru dalla Ediltech, sostenendo la piena regolarità di contratto, manutenzione e personale qualificato. Restano, però, le domande sulle condizioni di lavoro delle vittime: in principio ritenuti non in regola, sarebbero stati invece assunti con contratti a termine. Di certo lavoravano senza imbragature e si sta verificando se fossero formati per quell’intervento. In questi giorni, intanto, si sono svolti i funerali: quello di Najahi in Tunisia, suo Paese d’origine.

Il tavolo tecnico richiesto dai sindacati

In questo contesto, i sindacati di categoria hanno richiesto un incontro urgente al sindaco: per un tavolo tecnico permanente votato al monitoraggio delle regole di sicurezza sul lavoro. Di questo gruppo dovrebbero fare parte il presidente del consiglio comunale, il comando di polizia municipale, l’assessore all’urbanistica di Palermo, l’assessore alle Attività Produttive regionale con gli uffici del Suap, la Cassa Edile e i sindacati (Cgil, Cisl e Uil). «Per una prima attività di controllo e monitoraggio si potrebbe coinvolgere il nucleo specializzato sull’edilizia abusiva della polizia municipale – spiega Ceraulo a MeridioNews -. Noi possiamo appoggiarli a titolo gratuito con apposite associazioni, coperte economicamente dal sistema delle costruzioni. E iniziare, così, a verificare le richieste di concessioni edilizie». Al contempo vanno anno avanti anche assemblee e incontri con i lavoratori per provare a far emergere le problematiche vissute sui posti di lavoro.

La mancanza di ispettori del lavoro in Sicilia

Subito dopo la tragedia dei due operai morti a Palermo, il presidente della Regione, Renato Schifani, ha inviato un comunicato stampa annunciando l’assunzione in Sicilia di 52 ispettori del lavoro. Di nuovo, dopo mesi e vari incidenti dal primo annuncio. «È un numero ridicolo per il fabbisogno della Sicilia – ricorda il magistrato Bruno Giordano, ex direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro -. Secondo pianta organica, ne servirebbero 300 da assumere». Cosa che, negli ultimi anni, a livello nazionale sarebbe stata fatta. «La Sicilia, invece, ancora non vuole adeguarsi», lamenta Giordano.

Sottolineando una sostanziale differenza dell’Isola che, grazie allo Statuto speciale, gestisce in autonomia l’ispettorato sul lavoro, senza dipendere dall’ente nazionale. Determinando un’ulteriore anomalia: in Sicilia, infatti, gli ispettori del lavoro dipendono direttamente dall’assessorato alle Politiche sociali e del Lavoro, quindi al momento diretto dallo stesso Schifani. Dopo aver escluso l’assessora Nuccia Albano dalla giunta. I tecnici della prevenzione sui luoghi di lavoro, invece, dipendono dall’assessorato alla Salute, guidato da Daniela Faraoni. «La Regione ha due braccia che fanno la stessa cosa e non le fa coordinare – continua Bruno Giordano -. Una situazione paradossale che non eguali altrove».

Il bando regionale ancora al palo

Era il 23 dicembre 2025 quando la Regione Siciliana pubblicava un bando per 30 ispettori del lavoro per le attività ispettive e 22 funzionari per vigilanza tecnica. A marzo è stato emesso l’avviso per la costituzione della commissione esaminatrice che, però, si è sbloccata soltanto il 16 aprile 2026. «Ci si sveglia sempre dopo che ci scappa il morto – ribadisce il sindacalista Pietro Ceraulo -. Quel bando è rimasto lettera morta per mesi». Anche quel primo annuncio, in effetti, segue di poco un segnale arrivato dal basso: la costituzione dell’Associazione dei familiari delle vittime sul lavoro, presieduta da Monica Garofalo, vedova dell’operaio Giovanni Gnoffo, deceduto a soli 50 anni in un cantiere di via Ugo La Malfa, sempre a Palermo.

«Abbiamo costituito l’associazione ad agosto del 2025 e, da quel momento, nulla è cambiato per rafforzare la sicurezza nei luoghi di lavoro in Sicilia – racconta Garofalo -. Ogni volta che muore qualcuno sul posto di lavoro, tutti se ne interessano, le istituzioni dicono le solite frasi di circostanza ma, nei fatti, non cambia nulla». Una indifferenza a cui l’associazione intende opporsi. «Per noi familiari è sempre una ferita che si riapre – conclude Garofalo -, eppure non ci vogliamo abituare a questo stato di cose. Dobbiamo sollecitare ancora di più le istituzioni affinché intervengano».


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