Volano stracci al Comune di Palermo tra maggioranza e opposizione a causa del progetto del collettore fognario nord occidentale che prevede di scaricare le acque reflue e piovane depurate a punta Maltese (Sferracavallo), a ridosso di un’area marina protetta, ad alta densità abitativa, turistica e commerciale. Randazzo vs Piampiano A sollevare la polemica sul collettore […]
Sferracavallo
Scarichi a mare a Sferracavallo, il progetto divide la politica al Comune di Palermo
Volano stracci al Comune di Palermo tra maggioranza e opposizione a causa del progetto del collettore fognario nord occidentale che prevede di scaricare le acque reflue e piovane depurate a punta Maltese (Sferracavallo), a ridosso di un’area marina protetta, ad alta densità abitativa, turistica e commerciale.
Randazzo vs Piampiano
A sollevare la polemica sul collettore fognario della zona nord occidentale della città è stato il Movimento 5 Stelle cittadino: «Siamo stanchi di parate, strette di mano e lacrime di coccodrillo. Quello a cui stiamo assistendo è un tradimento politico in piena regola ai danni della borgata di Sferracavallo» hanno dichiarato i consiglieri del M5s, Antonino Randazzo (capogruppo a Palazzo Comitini), Simone Aiello e Giovanni Galioto (VII circoscrizione), con l’obiettivo di richiamare l’attenzione della maggioranza di Forza Italia. «Le responsabilità hanno nomi e cognomi – dicono -. Da una parte, il capogruppo Leopoldo Piampiano e il consigliere Massimo Vescovo recitano la parte dei vicini al territorio; dall’altra, sono i bulloni che tengono in piedi la maggioranza che ha partorito questo progetto scellerato».
«In queste ore leggo attacchi personali e ricostruzioni strumentali che respingo con decisione – ribatte il capogruppo di Forza Italia al consiglio comunale, Leopoldo Piampiano -. La mia posizione è chiara e coerente: sono contrario al progetto che prevede lo scarico a Punta Matese, perché ritengo non offra adeguate garanzie per la tutela del mare, della salute dei cittadini e delle attività di Sferracavallo. Il mio impegno è, e resterà, esclusivamente verso il territorio e i cittadini. Continuerò a chiedere con forza un ripensamento del progetto e soluzioni alternative più sostenibili, attraverso un confronto serio, concreto e lontano da polemiche sterili».
Convenzione tra il Comune di Palermo e la struttura commissariale
In effetti, nei giorni scorsi, Piampiano ha inviato al sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, una nota molto critica in merito allo scarico delle acque reflue a punta Maltese e ha richiesto di effettuare ulteriori analisi prima di procedere con la realizzazione del progetto, che rischierebbe anche di compromettere le acque dell’area marina protetta di Capo Gallo e Isola delle Femmine.
Il pensiero di Piampiano in questo contesto non è però determinante, infatti ad occuparsi delle sorti della fognatura palermitana è l’ex assessore regionale Toto Cordaro, nominato Commissario straordinario unico per la realizzazione degli interventi di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue urbane. Una figura che si pone come interfaccia tra il Comune e la regione, richiesta e voluta dall’Europa per tentare di arginare una situazione che nel 2026 non è più tollerabile. Infatti una città come Palermo non ha ancora una vera e propria rete fognaria cittadina. Motivo per cui vi è la scure di un’infrazione comunitaria che costa 40mila euro al giorno.
La convenzione sottoscritta in merito da Cordaro, Lagalla e dall’architetto Salvatore Lizzio, Commissario straordinario delegato per il contrasto del dissesto idrogeologico nella Regione Siciliana, tenta proprio di risolvere questo problema attraverso la costruzione di un collettore fognario nella galleria sud di Palermo, uno nella zona nord e il depuratore di Acqua dei Corsari, i cui lavori sono attualmente fermi a causa di problemi burocratici della ditta appaltatrice dei lavori.
Il collettore nord occidentale e lo scarico a Sferracavallo
Il progetto oggi al centro del dibattito affonda le proprie radici negli anni Ottanta, quando venne concepita per la prima volta la soluzione del recapito a mare delle acque depurate dal sistema di depurazione di Fondo Verde. Per decenni, infatti, l’impianto ha operato in una condizione anomala: raccogliere e trattare i reflui di gran parte del bacino nord di Palermo per poi reimmetterli nella rete fognaria cittadina, in assenza di uno sbocco definitivo.
La configurazione attuale prevede invece il completamento della galleria nord occidentale e l’inserimento al suo interno di una condotta dedicata, capace di trasportare le acque depurate fino a Punta Matese, (Sferracavallo). Da qui, attraverso una perforazione nella roccia, il refluo verrebbe scaricato a circa 850 metri dalla costa e a 35 metri di profondità, dopo un trattamento conforme agli standard europei e con caratteristiche tali da consentirne persino il riuso irriguo.
La scelta di questa soluzione è stata supportata da studi ambientali condotti da CoNISMa (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare), che riunisce diverse università e si occupa proprio di ricerca scientifica applicata, in questo caso per valutare gli impatti ambientali dello scarico a mare delle acque depurate, comprese le acque meteoriche filtrate, fornendo risultati che hanno contribuito a orientare la decisione finale delle amministrazioni coinvolte.
Le criticità aperte tra ambiente, alternative e governance
Nonostante le rassicurazioni tecniche, restano aperti interrogativi significativi, soprattutto in relazione alla vicinanza dell’area di intervento a zone di pregio naturalistico e alla memoria del precedente progetto, accantonato per i rischi ambientali legati a uno scarico previsto in piena riserva. La nuova localizzazione a Punta Matese rappresenta, secondo i tecnici, un compromesso più equilibrato, anche alla luce degli studi sulle correnti marine e sulla dispersione degli scarichi, attualmente oggetto di ulteriori approfondimenti.
Sullo sfondo si colloca anche il confronto con alternative scartate, come l’ipotesi di convogliare i reflui verso l’area portuale, giudicata però troppo complessa e impattante in un contesto urbano già densamente infrastrutturato. In questo scenario, dunque, la sfida non sarà solo ingegneristica, ma anche istituzionale, perché sarà necessario garantire trasparenza, controllo e fiducia pubblica in un’opera destinata a incidere profondamente sul territorio.