Sciopero dei trasportatori siciliani, bloccati i porti dell’Isola: «Contro i rincari da 500 euro a tratta»

Porti boccati a Palermo, Catania e Messina. «L’adesione è stata massiccia, al 90 per cento – spiega Salvatore Bella, segretario del Comitato trasportatori siciliani -. E anche le movimentazioni dalle navi è bloccata, non si scarica». Alle prime ore di sciopero indetto dagli autotrasportatori siciliani – che anticipa quello nazionale -, le previsioni sono di proseguire per i cinque giorni annunciati, fino alla mezzanotte del 18 aprile. «Siamo fermi nelle nostre aree di sosta – spiegano -. Come promesso ai prefetti, non stiamo bloccando nessuna strada. L’obiettivo è non rifornire i supermercati».

I motivi dello sciopero

Inutile il tentativo di contatto arrivato ieri dalla Regione siciliana, per bloccare la protesta. «Il governo regionale pensa che basti abbassare il costo del traghettamento sullo Stretto di Messina, con un contributo agli armatori – spiega Bella -. Ma il vero problema sono gli spostamenti a lungo raggio». Con rincari che hanno superato i 500 euro a tratta. Sullo sfondo del caro-carburante che colpisce anche i consumatori finali. «Lo sciopero proseguirà finché il governo nazionale non convocherà i trasportatori siciliani», promettono.

Dal caro-carburante ai rincari in mare

Sul fronte del caro-carburante, le imprese del settore lamentano di non aver ancora visto nessuno degli aiuti promessi dal governo. «Tutte chiacchiere – riassume il segretario -. Non abbiamo ricevuto nessun contributo, dei 40 centesimi a litro non c’è neanche l’ombra e sul credito d’imposta tanto sbandierato non abbiamo notizie». Intanto, però, oltre al prezzo del traghettamento sullo Stretto, a pesare davvero sembra essere il costo del trasporto sulle navi a lungo raggio, come quelle della tratta Palermo-Genova e Catania-Ravenna. «Ogni biglietto per gli autotrasportatori era già aumentato di 400 euro – racconta Bella -. Adesso, con il caro-gasolio, è salito di altri 160 euro. È insostenibile, ed è su questo che si dovrebbe intervenire».

Non solo caro-carburante

Alla base dei motivi dello sciopero c’è anche l’uso dell’Ets – oltra alla nuova Ets2 allo studio per il 2028 -, ossia la tassa sulle emissioni corrisposta dagli armatori al ministero dell’Ambiente. «Ma senza che sia noto l’effettivo utilizzo di tali risorse», spiegano dal comitato. Che chiede, invece, di destinare la quota al ministero dei Trasporti, per incrementare i fondi Sea Modal Shift, destinati alle imprese del trasporto marittimo. E, così, permettere di far rientrare il prezzo dei biglietti pagato poi dagli autotrasportatori.


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