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Le false residenze a Forza d’Agrò: i voti tra casolari abbandonati e stanze di hotel

Trenta voti in più alle elezioni del 2024, diciassette cinque anni prima e quattordici nel 2006. Bruno Miliadò sapeva il fatto suo nel cogliere vittorie sul filo del rasoio. Scarti di voti minimi nelle amministrative che per due mandati consecutivi, e prima ancora nel 2006, lo hanno proclamato sindaco di Forza D’Agrò. Piccolo Comune in provincia di Messina, arroccato sui Peloritani, che conta nelle proprie liste poco più di 1000 aventi di diritto. Pochi elettorali che equivalgono a differenze minime ma con una variabile che rimanda a un’inchiesta della procura di Messina.

Le amministrative del 2024

A ridosso delle elezioni dell’8 e 9 giugno 2024 si assiste a un anomalo, almeno secondo la procura di Messina, ripopolamento del piccolo Comune. Decine di persone decidono di trasferire la propria residenza a Forza D’Agrò. Sulla carta c’è chi lo fa per scelta ma anche per motivi di lavoro. In pratica, secondo i magistrati, si sarebbe trattato di un mix di false residenze con l’obiettivo di inquinare la competizione elettorale. Dettagli emersi grazie al blitz della scorsa settimana dei carabinieri della compagnia di Taormina, in cui sono stati disposti gli arresti domiciliari per il sindacopoi sospeso con provvedimento della prefettura – e per il consigliere comunale e capogruppo di maggioranza Emanuele Giuseppe Di Cara. Insieme a loro è stato adottato il divieto di dimora per un altro consigliere comunale: Joseph Bondì. Gli indagati in tutto sono 67.

La presunta associazione a delinque e il ruolo del sindaco

Al vertice del presunto sodalizio ci sarebbe stato il sindaco Miliadò. Il primo cittadino è infatti accusato di essere «promotore, organizzatore ma anche capo» di un’associazione a delinquere specializzata nel reato di falso in atto pubblico, nello specifico nelle attestazioni false di residenza. Attestazioni che si sarebbero poi trasformate in voti. Un ruolo determinante sarebbe stato quello dell’agente della polizia municipale Carmela Bartolone e dell’ausiliario del traffico Carmelo La Rocca, entrambi finiti agli arresti domiciliari. I due, nello specifico, nel ruolo di accertatori anagrafici avrebbero attestato il falso riguardo l’effettiva dimora dei nuovi residenti nel piccolo Comune in provincia di Messina.

Dove risiedevano i nuovi residenti a Forza D’Agrò: dai casolari abbandonati alle stanze negli hotel

A ridosso delle amministrative del 2024 chi si trasferiva a Forza D’Agrò lo faceva solitamente in case senza allacci dell’energia elettrica, casolari abbandonati, locali adibiti a officine meccaniche, ma anche diverse stanze in due alberghi della zona. Casi ritenuti emblematici secondo i magistrati della procura peloritana nello schema del presunto sistema di false residenze a Forza d’Agrò. Tra i finti residenti figurerebbero per esempio due cittadini di Maletto che avrebbero trasferito la propria residenza in via Roccapizzuta per poi fare ritorno alle pendici dell’Etna subito dopo il voto, il 20 agosto 2024. Un altro caso riguarda un uomo registrato in via Vanellazza, al civico 14, in un immobile privo di energia elettrica e in condizioni fatiscenti, mentre una donna avrebbe indicato come propria dimora un casolare abbandonato. Ad accertare la presenza dei nuovi residenti sarebbero stati i pubblici ufficiali finiti indagati.

Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati pure tre soggetti provenienti da Latina, che avrebbero ottenuto la residenza in un lido balneare privo però dei requisiti di abitabilità. Non mancano episodi legati a strutture ricettive: a una donna sarebbe stata assegnata la residenza nella stanza di un albergo senza che risultasse alcuna comunicazione alla banca dati alloggiati, mentre in un’altra stanza sarebbero state registrate tre persone che, in realtà, vivevano a Furci Siculo. Ulteriori trasferimenti sospetti riguarderebbero infine alcune camere di un noto hotel ristorante e perfino un’officina, utilizzati secondo i pm come indirizzi fittizi per giustificare spostamenti di residenza per motivi di lavoro.


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