Si chiamerà Ottoseinove. Non è un numero a caso quello scelto, con un sondaggio social, per dare il nome al bar di comunità che aprirà le porte a Palazzolo Acreide (in provincia di Siracusa) l’1 maggio. «È il numero delle persone che hanno donato per trasformare un locale che rischiava di chiudere in un presidio di comunità», svela […]
Il bar di comunità in un’area a rischio spopolamento: «Sto già assumendo tre persone»
Si chiamerà Ottoseinove. Non è un numero a caso quello scelto, con un sondaggio social, per dare il nome al bar di comunità che aprirà le porte a Palazzolo Acreide (in provincia di Siracusa) l’1 maggio. «È il numero delle persone che hanno donato per trasformare un locale che rischiava di chiudere in un presidio di comunità», svela a MeridioNews Chiara Lo Zito. La 29enne palazzolese che, alla fine dello scorso anno, ha dato il via a una raccolta fondi per un progetto ambizioso e visionario. Un «luogo in cui le persone possano diventare collettività». Tra l’altro, in un paesino sui monti Iblei che è tra le aree interne della Sicilia a rischio spopolamento.
Ottoseinove: per sentirsi parte di qualcosa
«Ottocentonovantasei – scandisce la 29enne -. Sono davvero tantissime le persone che hanno donato. Specie in una terra afflitta non solo dalla crisi economica, ma soprattutto dalla morsa della disillusione». Non tutte amiche, conoscenti o vicine. Ma cosa ha spinto la gente a mettere una parte (anche piccola) dei propri soldi nell’impresa di una sconosciuta? «Io credo – commenta Lo Zito al nostro giornale – che le persone abbiano bisogno e voglia di sentirsi parte di qualcosa, di essere coinvolte, partecipi. Ma anche di essere rincuorate e di sapere che ci sono delle idee che, anche se un po’ folli, funzionano se si ha il coraggio di provare a concretizzarle».
«A funzionare sono i progetti comunitari»
Molto poi, almeno da una prima restituzione dai social, è dipeso da una sorta di immedesimazione. «Le persone si sono riviste in me: soprattutto giovani siciliani che stanno fuori e vorrebbero tornare per vivere la vita che desiderano di più». Un’esperienza che Lo Zito ha vissuto in prima persona quando, dopo anni di studio e lavoro in giro per l’Italia e l’Europa, ha deciso di tornare per restare. Dopo avere ideato Dagiù, un progetto che mette al centro l’iconico pacco da giù. E che, adesso troverà spazio anche qui in un’ottica nuova. «Sono appena tornata dal Trentino Alto Adige – racconta a MeridioNews – dove ho partecipato a un percorso di formazione per giovani che voglio sviluppare idee imprenditoriali nelle aree interne di tutta Italia». Dai territori emarginati di montagna alle isole minori passando anche per le periferie delle grandi città. «La chiave – sintetizza Lo Zito – è ideare e realizzare progetti comunitari».
Il bar di comunità a Palazzolo Acreide
E quello in uno dei luoghi più suggestivi di Palazzolo è un progetto che è stato collettivo fin da subito. E che continua a esserlo anche in questa fase di costruzione più pratica. Oltre a chi ha investito denaro in questo progetto imprenditoriale, c’è chi ci sta mettendo anche tempo, capacità manuali o idee creative. Un rito collettivo di preparazione all’inaugurazione dell’Ottoseinove. Che è già stata fissata per venerdì 1 maggio, giorno della festa dei lavoratori. «A proposito di questo – dice Lo Zito – sto già assumendo tre persone: una fissa che si occuperà del bar e altre due in aggiunta per i fine settimana e gli eventi extra». Un circolo che è già diventato virtuoso e che punta ad allargarsi.
Un luogo di incontro per le persone
«Ottoseinove sarà soprattutto – ci tiene a sottolineare – un luogo in cui le persone si possano incontrare e stare insieme. Uno di quei posti che, ahimé, è sempre più difficile trovare». In cui le persone non sono solo consumatori, «ma continueranno a partecipare al progetto con collaborazioni e organizzazione di incontri ed eventi». Il bar di comunità a Palazzolo Acreide sarà anche un centro culturale, adatto a diversi tipi di attività sociali. Dagli workshop di fotografia alle serate di teatro, dai festival musicali agli eventi di food design per fare conoscere e riscoprire il territorio anche attraverso il cibo. «Ma sempre – conclude Lo Zito – lasceremo lo spazio alle persone e alle associazioni, di incontrarsi qui sentendo che questo posto appartiene un poco anche a loro».





