“I giardini di marzo si vestono di nuovi colori”, cantava Lucio Battisti. A Blufi, quel colore è il rosso dei tulipani. Spettacolare al punto che il paesino del Palermitano – che conta poco più di 800 abitanti – ultimamente è diventato celebre nel mondo. «Uno scenario da cartolina che nasconde, però, un vero e proprio […]
Foto di Fabrizio Macaluso
I tulipani di Blufi: «Tesoro naturalistico» o «inquinamento ecologico»?
“I giardini di marzo si vestono di nuovi colori”, cantava Lucio Battisti. A Blufi, quel colore è il rosso dei tulipani. Spettacolare al punto che il paesino del Palermitano – che conta poco più di 800 abitanti – ultimamente è diventato celebre nel mondo. «Uno scenario da cartolina che nasconde, però, un vero e proprio inquinamento ecologico», tuona il presidente dell’associazione Natura Sicula Fabio Morreale. «Gli ambientalisti dovrebbero studiare sui libri di storia come abbiamo fatto noi», risponde tramite le pagine del nostro giornale Fabrizio Macaluso, che a Blufi ha un campo di tulipani all’interno del quale ha creato un percorso. «Noi – asserisce – facciamo tutela del territorio e dell’ambiente».
La «verità scientifica» sui tulipani di Blufi
Un’attrazione di certo pittoresca che molti considerano un «tesoro naturalistico». I tulipani di Blufi, però, per il colle del versante meridionale delle Madonie sono una specie aliena. «Presumibilmente originaria dell’Asia sud-occidentale – spiega a MeridioNews Fabio Morreale – pare sia stata introdotta in Sicilia circa un secolo fa. E – aggiunge – le conseguenze dell’introduzione di una pianta alloctona per il territorio non sono trascurabili». I bulbi resistenti dei tulipani si diffondono facilmente e «hanno tolto spazio a molte specie selvatiche locali. Insomma, – sostiene il presidente di Natura Sicula – sono una monocoltura che riduce la complessità dell’ecosistema. E interrompe le delicate catene alimentari che regolano la vita nel parco delle Madonie». A partire dalle difficoltà che possono incontrare, per esempio, gli insetti impollinatori che non trovano più le piante a cui erano abituati.
Uno «straordinario spettacolo naturale»
Di tutt’altro avviso è chi tra quei campi ci vive e ci lavora. «Non lo abbiamo seminato noi. E il nostro campo di tulipani qui a Blufi può essere ormai considerato selvatico e spontaneo». Fabrizio Macaluso risponde a MeridioNews parlando a nome della sua famiglia che, dal 2021, ha recintato un pezzo di terreno di proprietà della diocesi di Cefalù per «proteggere la magnificenza dei tulipani e garantire che questo straordinario spettacolo naturale possa continuare a fiorire». La fioritura dei tulipani dura appena 15 giorni con un momento clou che spesso – a causa dei cambiamenti climatici – si riduce anche a una settimana. In quel momento di massimo splendore dei fiori, si possono fare delle passeggiate lungo un sentiero tracciato di circa 800 metri (con un contributo di 2 euro).
Il resto dell’anno, in quel campo seminativo, la famiglia Macaluso coltiva e raccoglie soprattutto foraggio e grano. «Sono stati i cavalieri di Malta nel 1860 a portare qui i tulipani», spiega Macaluso. Nell’azienda agricola a conduzione familiare da generazioni, «non abbiamo mai notato cambiamenti nelle flora. Anzi – sottolinea – in mezzo ai tulipani, per esempio, continuano a crescere orchidee selvatiche rarissime o gelsomini. Le mucche continuano a mangiare nel campo accanto e – continua – lì vicino coltiviamo anche le fave, l’orzo e il frumento. Il bulbo che resta sotterrato – conclude – non distrugge assolutamente nulla». Ed è anche per questo che la famiglia Macaluso si impegna a tutelare pure i tulipani a Blufi: «Nel nostro campo, c’è il divieto assoluto di raccogliere i fiori e anche di andare alla ricerca dei bulbi».
Questione di «diseducazione ambientale»
«Promuovere questi campi come natura autentica è una forma di diseducazione ambientale». Ne resta convinto il presidente di Natura Sicula che parla invece di un «ecosistema profondamente alterato e privo della sua identità biologica originaria». In un territorio, come quello delle Madonie, che soffre già la distruzione causata dall’introduzioni di daini e cinghiali. «Organizzare dei tour per ammirare una specie aliena senza spiegarne la natura invasiva significa educare il pubblico solo a un’estetica superficiale, senza vera consapevolezza ambientale». E c’è di più.
«C’è un paradosso pericoloso: l’invito a non raccogliere questi fiori per proteggerli, dal punto di vista ecologico, è un errore scientifico – aggiunge Morreale – Essendo una specie aliena e infestante, la sua raccolta e la sua eradicazione, gioverebbero alla salute del suolo e delle specie originarie». E sarà pur vero che “La bellezza salverà il mondo“, come diceva Fëdor Dostoevskij, ma «dovremmo imparare a guardare oltre il colore rosso dei tulipani di Blufi e riconoscere che la vera bellezza delle Madonie risiede nella sua flora e fauna autoctona. L’unica – conclude – capace di vivere in armonia, di raccontare la storia millenaria di questa terra e di garantirne il futuro biologico».