La spiaggia divorata e il rischio «economia dei disastri»: il caso Santa Teresa di Riva

Un progetto rimasto nel cassetto per quasi sei anni in un territorio che presenta «uno dei più alti rapporti tra linea di costa totale e linea di costa in erosione». A Santa Teresa di Riva, in provincia di Messina, il presidente della Regione, Renato Schifani, ha consegnato i lavori per la protezione del litorale. Un’opera che però non convince tutti. L’appalto da quasi sei milioni di euro, gestito dalla struttura commissariale per il contrasto al dissesto idrogeologico che lo stesso Schifani presiede, dovrebbe servire a prevenire ulteriori danni lungo la costa.

L’area interessata è infatti tra quelle maggiormente colpite durante il ciclone Harry. Ma se da un lato il governatore ha ammesso che «ci troviamo dinnanzi agli effetti di una natura che cambia», dall’altro ha presentato un intervento che «rischia di aggravare l’erosione e di generare nuovi costi di manutenzione, alimentando così “l’economia dei disastri”», spiega in una nota il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo.

L’arretramento strategico

Nei giorni scorsi proprio Legambiente, attraverso l’Osservatorio sull’erosione delle spiagge in provincia di Messina, aveva presentato un dossier sulla situazione delle coste ioniche. Tra progetti parzialmente inutili che si sono succeduti negli anni, sprechi di denaro e la proposta di non «ricostruire a priori» dove il maltempo ha già distrutto tutto. Per questo motivo l’associazione ambientalista spinge per un «arretramento strategico». Niente più «vere e proprie tangenziali sul mare, con parcheggi e piste ciclabili – spiegava al nostro giornale Salvatore Granata, ex segretario di Legambiente Sicilia e tra i curatori del dossier -. Bisogna iniziare a pensare a dei servizi arretrati rispetto alla battigia, evitando nuove costruzioni». Al momento però la strategia politica tracciata sembra quella della corsa alla ricostruzione.

Cosa prevede il progetto e cosa sono i pennelli

L’opera di difesa costiera a Santa Teresa di Riva prevede la realizzazione di 14 pennelli in massi naturali di natura lavica. Ogni pennello sarà composto da due parti: una prima parte visibile fuori dall’acqua, orientata verso Nord-Est e leggermente inclinata rispetto alla linea di costa, e una seconda parte sommersa che correrà parallelamente alla riva.

Oltre ai pennelli, è previsto il ripascimento della spiaggia, cioè l’aggiunta di nuova sabbia per ricostruire il litorale. L’intervento interesserà un tratto lungo circa 3,3 chilometri. La sabbia verrà sistemata sia sulla parte emersa della spiaggia sia sotto il livello del mare, nei tratti tra un pennello e l’altro, dove saranno create delle piccole barriere sommerse per trattenere i sedimenti. Per realizzare questi interventi, secondo quanto si legge in una relazione del progetto, verranno utilizzati materiali provenienti dal vicino torrente Savoca, con caratteristiche simili alla sabbia già presente in zona, «in modo da mantenere l’equilibrio naturale della costa»

A questo si aggiungerà il materiale per i pennelli, suddivisi in varie categorie in base alla grandezza. I massi necessari per realizzare le opere saranno prelevati anche da alcune cave del territorio etneo, in particolare nelle zone di Belpasso, Randazzo e Mascali. Una parte del materiale verrà trasportata via terra direttamente fino al litorale di Santa Teresa di Riva, per costruire il tratto dei pennelli fuori dall’acqua. Un’altra parte, invece, sarà portata prima al porto di Riposto e da lì trasferita via mare tramite rimorchiatori, per realizzare la parte sommersa delle strutture.

La spiaggia che non c’è più

Dai dati analizzati emerge che Santa Teresa di Riva è tra i comuni più colpiti dall’erosione costiera: circa l’81% del litorale risulta interessato dal fenomeno. Una situazione preoccupante, seconda solo a quella di Sant’Alessio Siculo, che conferma come il problema riguardi ormai gran parte della fascia tirrenica ionica messinese. Secondo la classificazione del P.A.I. Coste (il Piano per l’Assetto Idrogeologico dedicato alle coste), i tratti di spiaggia sono suddivisi in base al livello di pericolosità e di rischio. A Santa Teresa di Riva sono presenti aree classificate con pericolosità elevata (P3) e rischio molto elevato (R4), cioè il livello più alto prima della soglia estrema. Questo significa che in alcune zone l’erosione non è solo un fenomeno naturale in corso, ma rappresenta un pericolo concreto per infrastrutture, abitazioni e attività.

La conferma arriva anche dal confronto storico delle linee di costa: mettendo a paragone le mappe dal 1970 al 2014, si registra un arretramento della spiaggia che varia da un minimo di 12 metri fino a un massimo di 68 metri. In pratica, in alcuni punti il mare ha “mangiato” decine di metri di litorale in poco più di quarant’anni. Le mareggiate degli ultimi anni hanno reso il problema ancora più evidente: in diverse occasioni le onde hanno raggiunto e invaso la strada del lungomare, segno che la barriera naturale della spiaggia non è più sufficiente a proteggere il centro abitato.


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