Smartphone, tablet, Pc e consolle di gioco: strumenti ormai presenti nella quotidianità dei minori, spesso fin dalla primissima infanzia. Un rapporto sempre più precoce e intenso con il mondo digitale che, se da un lato accompagna la crescita, dall’altro solleva interrogativi e preoccupazioni sui rischi legati all’uso eccessivo. Un tema di stringente attualità che chiama […]
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Bambini e schermi, quando il digitale diventa dipendenza: «C’è una sindrome da disconnessione»
Smartphone, tablet, Pc e consolle di gioco: strumenti ormai presenti nella quotidianità dei minori, spesso fin dalla primissima infanzia. Un rapporto sempre più precoce e intenso con il mondo digitale che, se da un lato accompagna la crescita, dall’altro solleva interrogativi e preoccupazioni sui rischi legati all’uso eccessivo. Un tema di stringente attualità che chiama in causa famiglie, scuola e sistema sanitario. Un fenomeno ormai dilagante che può trasformarsi in un vero e proprio fattore di rischio per la salute, soprattutto quando l’abuso degenera in problematiche di natura psicologica e comportamentale. Proprio su questo fronte si inserisce la campagna promossa dall’Asp di Trapani, dal titolo Oltre lo schermo, liberi dalle dipendenze.
Digitale e dipendenza: la nomophobia
Gli aspetti salienti della nomophobia sono stati illustrati sul canale Facebook ufficiale dell’Asp trapanese da Luca Maria Messina, dirigente medico di neuropsichiatria infantile. «Nomophobia, acronimo di no–mobile–phone–fobia, indica la difficoltà a staccarsi dagli strumenti digitali, che vengono vissuti come una finestra sul mondo per rimanere aggiornati e in relazione. Potremmo definirla in italiano come una sindrome da disconnessione», spiega Messina. «È una condizione che interessa un’ampia fetta della popolazione adulta, ma in maniera più marcata i bambini, molto più suscettibili agli stimoli ambientali nella loro evoluzione psicologica».
Diversi i campanelli d’allarme da non sottovalutare. «Un bambino che incontra poco lo sguardo – prosegue il dirigente medico – o che presenta ritardi nel linguaggio, difficoltà di attenzione o un ridotto interesse sociale nei confronti dei pari età, manifesta segnali suggestivi che possono spingere le famiglie a rivolgersi al neuropsichiatra infantile». In questi casi, sottolinea Messina, «il primo percorso da avviare è quello psico-educativo rivolto alla famiglia, insieme a una maggiore capacità di controllo sull’utilizzo dello smartphone e sui contenuti veicolati, che espongono i bambini a rischi di vario genere».
Utilizzando il tablet ma non riescono ad allacciarsi le scarpe
Dall’intervento emergono anche dati allarmanti. «Alcuni studi molto recenti – continua il dirigente dell’Asp – hanno evidenziato che, su un campione di oltre mille bambini di età inferiore ai cinque anni, più del 50 per cento era in grado di utilizzare in autonomia un tablet, giocando a un livello base di un videogioco, mentre solo il 10 per cento riusciva ad allacciarsi le scarpe da solo».
L’invito finale è rivolto ai genitori. «Nel momento in cui un genitore sospetti che il proprio figlio possa sviluppare una dipendenza da smartphone o un utilizzo non funzionale degli strumenti digitali, può rivolgersi ai servizi di neuropsichiatria infantile dell’Asp, che operano in maniera capillare sul territorio». Servizi che, conclude Messina, «collaborano con il corpo docente delle scuole dell’infanzia e primarie, formando gli insegnanti nel riconoscimento dei principali segnali di allarme e orientando le famiglie verso un intervento precoce».