Movida, una tesi di laurea sul fenomeno etneo «Catania terza in Italia, dopo Milano e Roma»

«Catania è una città ricca di suo, ci sono il mare e la montagna, pertanto riesce a esprimere e produrre una propria movida». Così Ylenia Virzì, neolaureata in Economia all’università etnea, affronta uno dei più caldi temi cittadini nella sua tesi di laurea dal titolo La movida catanese, marketing territoriale, concept offerti e imprese a confronto. Nel lavoro dell’ex studentessa il fenomeno viene affrontato sia dal punto di vista sociologico che, soprattutto, da quello del marketing territoriale. Non manca un accenno ai problemi di cui in città si discute da mesi: il business che si crea con gli alcolici venduti ai minorenni, lo spaccio di stupefacenti, il problema dei dehors, ovvero l’occupazione del suolo pubblico tramite strutture mobili. Aspetto, quest’ultimo, che ha dato molto da pensare alla stessa amministrazione comunale, con la maggioranza battuta in consiglio sulla proposta di regolamento presentata dall’assessora alle Attività produttive Angela Mazzola.

Il lavoro della studentessa originaria di Agira, in provincia di Enna, parte dall’aspetto sociologico per poi proseguire con un’analisi di marketing. Non manca però un raffronto di carattere storico-filosofico fra l’attuale movida e l’antico simposio greco, sino ad arrivare alla movida spagnola e in particolare al luogo di nascita del fenomeno: la città di Madrid. L’autrice continua elencando la top ten delle città a livello mondiale in cui la vita notturna è più sviluppata: New York, Las Vegas, Parigi, Londra, Barcellona, Berlino, Amsterdam, Madrid, Los Angeles e Bangkok. Per quanto riguarda l’Italia, Catania conquista il terzo posto, dopo Milano Roma. Come ricostruito nella tesi di Virzì, il capoluogo etneo avrebbe attinto negli anni alcuni format proprio dalle due più importanti città italiane. «Anche se Catania è una città ricca di suo, capace di produrre una propria movida», spiega l’autrice.

Virzì prende in considerazione alcuni pub, ristoranti, discoteche e pizzerie fra i più conosciuti e rinomati del capoluogo etneo, Tra questi, Pepe Nero, Il Vicolo, Alle Volte, Ciciulena, Gisira, La Chiave, Bonù, Vintage, Ma e Banacher. «Nonostante a Catania non vi sia un vero e proprio marketing territoriale, la città riesce comunque ad esprimere un proprio concept grazie alla forza delle proprie imprese», continua la neolaureata. Che non nasconde i problemi del fenomeno etneo – spaccio, alcolismo, risse e violenze -, i quali avrebbero un effetto negativo sull’aspetto economico della movida. Senza dimenticare che «alcune ordinanze comunali, restrittive e punitive, non serviranno da sole a risolvere il problema – conclude Virzì -Ma, quantomeno, saranno un punto di partenza».


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