Il rapporto tra la Regione Siciliana e i concessionari degli stabilimenti balneari su aree demaniali continua a muoversi su un equilibrio fragile. Nonostante i possibili incontri chiarificatori all’orizzonte. L’ultimo nodo riguarda i cinque milioni di euro destinati ai Comuni costieri per l’attrezzaggio delle spiagge. Fondi previsti nella legge finanziaria della Regione Siciliana e ancora in […]
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Il fragile equilibrio tra Regione e concessionari balneari: dai (mancati) controlli ai nuovi fondi
Il rapporto tra la Regione Siciliana e i concessionari degli stabilimenti balneari su aree demaniali continua a muoversi su un equilibrio fragile. Nonostante i possibili incontri chiarificatori all’orizzonte. L’ultimo nodo riguarda i cinque milioni di euro destinati ai Comuni costieri per l’attrezzaggio delle spiagge. Fondi previsti nella legge finanziaria della Regione Siciliana e ancora in fase di definizione, ma che hanno già sollevato dubbi tra i titolari privati di concessioni balneari e gli enti locali. Sullo sfondo di un rapporto già compromesso dalla complessa vicenda della Italo-belga, società che gestisce l’80 per cento della spiaggia di Mondello, a Palermo. Coinvolta prima in una polemica per le recinzioni e poi in controversie legali e indagini. Per presunti collegamenti con ambienti criminali e la totale ignoranza della Regione sulla gestione delle proprie coste.
I dubbi sul fondo regionale da 5 milioni di euro
L’ultima puntata della vicenda riguarda il fondo da cinque milioni di euro per i Comuni costieri. Soldi che potranno essere elargiti dalla Regione in base alla validità dei progetti che verranno presentanti degli enti locali. «Non siamo contro questi fondi, sia chiaro – commenta a MeridioNews Antonello Firullo, presidente dell’associazione balneare siciliana, che nette insieme oltre 700 titolari di concessioni balneari dell’Isola -. Tuttavia percepiamo una disparità di trattamento, considerato che, per decenni, abbiamo sopperito alle mancanze dei Comuni nel garantire bagnini e attrezzature nelle spiagge libere». Realtà che mette insieme: «Abbiamo già chiesto un incontro alla Regione, ottenendo risposte positive – continua Firullo -. A febbraio, inoltre, è atteso il decreto dell’assessorato per capire meglio come verrà regolata questa norma».
Il caso tornelli e recinti nei lidi siciliani
Altro capitolo è quello riguardante l’annunciata stretta sugli accessi ai lidi. Con lo stop a staccionate, tornelli e a qualsiasi impianto che ostacoli il libero accesso alla battigia. Una linea ribadita dalla Regione alla luce del caso del lido di Mondello gestito dalla società Italo-belga. Nei mesi scorsi la Regione ha annunciato controlli e monitoraggi a tappeto sulle concessioni di tutta l’Isola, in collaborazione con la Guardia costiera. «Questa storia andava gestita diversamente – continua Firullo -. Anche perché adeguarsi ad agosto, nel pieno della stagione, non è una cosa di poco conto». Qualcosa è stato fatto, seppur non di sostanza. «Noi concessionari abbiamo il diritto di controllare gli ingressi – spiega il rappresentante dei balneari -. Le staccionate? Sono state sostituite dalle corde. Di fatto, come si delimitava l’area prima, si delimita adesso. Cambia solo il materiale utilizzato».
La vicenda Italo-belga

Tra i temi più scottanti c’è sicuramente quello della società Italo-belga, monopolista nelle concessioni balneari a Mondello. Della vicenda si è occupato il deputato Ismaele La Verdera e la commissione regionale antimafia presieduta da Antonello Cracolici, per una lunga serie di criticità. Come l’assenza di comunicazione, per anni, sull’esternalizzazione dei servizi e la conseguente mancanza di certificazioni antimafia.
Azioni che, di fatto, hanno mostrato la totale ignoranza della Regione sui propri beni. Lasciando presupporre la necessità di una revisione di tutte le concessioni demaniali sull’Isola: un numero tra i 3100 e 4mila. Che, però, non è ancora avvenuta. «Una vicenda che riguarda un singolo non può essere estesa a tutti – chiosa Firullo -. La situazione, tuttavia, non si risolve con l’eventuale revoca della singola concessione, ma disciplinando in maniera chiara le aree con il Piano di utilizzo del demanio marittimo. Se si prevede un limite di 5mila metri quadrati per singola concessione e poi si deroga arrivando fino a 20mila, c’è un problema».