Abusi prete Enna, i motivi della condanna d’appello: «modi predatori» sui minori

«Atti fisici a chiara connotazione sessuale, dissimulati sotto il pretesto di scherzi camerateschi, palpeggiamenti e altro insieme a strategie di manipolazione psicologica». È il comportamento tenuto nei confronti di alcuni ragazzi dall’ex sacerdote di Enna, Giuseppe Rugolo. Per come descritto nelle motivazioni della sentenza della corte d’appello di Caltanissetta che lo ha condannato in secondo grado a tre anni di carcere per violenza sessuale a danno di minori. Confermando, ancora una volta, i racconti e la denuncia dell’archeologo Antonio Messina, all’epoca dei fatti minorenne.

Un’indagine che ha coinvolto l’intera diocesi, con il vescovo Rosario Gisana finito a processo per falsa testimonianza, insieme a Vincenzo Murgano, vicario giudiziale e parroco della chiesa Madre di Enna. Per quanto riguarda il loro ruolo, i giudici confermano la valutazione precedente dei colleghi del tribunale di Enna. Con una precisazione: l’esclusione della curia dal ruolo di responsabile civile – decisa in primo grado – non è da intendersi come un’assoluzione, ma come una valutazione tecnica. Secondo lui la curia sarebbe solo un ufficio all’interno della più ampia diocesi. Più spazio è, invece, dedicato all’«atteggiamento predatorio» e alla «personalità deviata» di Rugolo. Confermata, scrivono i togati, anche dalla «mole degli accessi a siti porno, oltre 19mila in soli 9 mesi». Respinta del tutto la tesi dei rapporti consensuali, sostenuti dalla difesa dell’ex sacerdote.


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