La chiesa di San Filippo Neri a Palermo. Foto M. Muto

Palermo, nuovi spari alla chiesa dello Zen. Il parroco: «La situazione è fuori controllo»

A questo punto il messaggio appare chiaro: l’obiettivo è proprio colpire la comunità ecclesiastica locale. Non sarebbe dunque un caso isolato, quello degli spari contro la chiesa dello Zen. A dicembre infatti hanno fatto esplodere dei colpi d’arma da fuoco sulla saracinesca esterna. Questa volta, invece, i proiettili sono entrati all’interno danneggiando il quadro elettrico e le pareti.

«Più dei colpi di pistola, mi fa paura l’inerzia della gente, della comunità che dovrebbe reagire in maniera compatta e forte. Serve un crescendo di impegno e coraggio per liberare il quartiere. Istituzioni e cittadini insieme, perché la repressione da sola non basta. Così come non servono i proclami. Allo Zen occorrono soluzioni». A dirlo è padre Giovanni Giannalia, dopo l’ennesima intimidazione con altri colpi d’arma da fuoco esplosi contro la chiesa di San Filippo Neri allo Zen, a Palermo.

A fine dicembre un grosso petardo era stato fatto esplodere contro l’ingresso secondario dell’edificio di culto in via Fausto Coppi, preso di mira anche con un fucile a pallettoni. Questa volta i proiettili sono arrivati dentro l’edificio, conficcandosi nel muro e danneggiando il quadro elettrico. «Presumibilmente l’episodio risale alla notte del 31 dicembre scorso – dice il parroco -. Stavolta hanno usato un’arma più potente, hanno sparato ad altezza d’uomo, se dentro i locali ci fosse stato qualcuno ci saremmo trovati di fronte a una tragedia».

Dopo il primo episodio immediata era arrivata la denuncia del parroco e la condanna delle Istituzioni. «Già allora la presenza di bossoli a terra aveva fatto escludere l’ipotesi di una bravata, direi che adesso questa strada è definitivamente archiviata», dice padre Giannalia. Un gesto intimidatorio, dunque, dietro i colpi esplosi contro la chiesa. «Forse la presa di posizione forte della parrocchia li ha infastiditi – ragiona il parroco -. È un modo per dire: Non ci spaventiamo, devi essere tu ad aver paura e te lo dimostriamo così. Occorre considerare la psicologia malata di chi compie questi gesti, la loro povertà mentale ed esistenziale. Vivono in una bolla delirante di violenza, ma deve essere chiaro che non possono comandare loro». 

Nel quartiere, ammette don Giannalia, c’è un crescendo pericolosissimo di violenza. «Viviamo un’emergenza, un crescendo di pericolo di fronte al quale è necessario intervenire in maniera molto forte. Si sta perdendo il controllo, questa gente si muove indisturbata, sente di poter fare ciò che vuole, imponendosi con la paura e la sopraffazione. Adesso la palla passa alle Istituzioni e alla comunità, a quella parte sana dello Zen che non può rassegnarsi». 

Quello di padre Giannalia è un appello all’azione. Un appello che ha messo nero su bianco anche in una lettera di fine anno indirizzata ai fedeli dopo la prima intimidazione contro la chiesa. «Se tra di noi ci fosse più coraggio certo non vedremmo quello che ci tocca di vedere – scrive -. Dispiace dirlo ma l’inerzia e la paura sembrano dominare in questo quartiere. Allo stato massimo si trovano in coloro che hanno compiuto questi gesti che sono immersi nel male e hanno paura di essere svegliati e di rialzarsi». Per don Giannalia «il rimedio al male c’è, ma passa attraverso ciascuno di noi. Se non reagiamo al male, nel modo in cui possiamo, allora è inutile lamentarsi e piangersi addosso e credo che sia inutile anche pregare».


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