Diciotto anni dalla scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana. Fiaccolata per ricordarli

Sono passati 18 anni da quando si persero le tracce di Antonio e Stefano Maiorana, padre e figlio, soci di una impresa edile che operava sul territorio siciliano. Da allora nessuna notizia, né una chiamata, né un messaggio ai familiari, rimasti da quel giorno con la vita in sospeso. Per ricordare la loro vicenda e chiedere la riapertura delle indagini è stata organizzata una fiaccolata, in piazza Politeama a Palermo. Eppure, viene spontaneo chiedersi se dopo diciotto anni di assenza totale abbia senso parlare ancora di una scomparsa. «Effettivamente è un tempo così lungo, che suggerisce ben altro che una scomparsa. Suggerisce che la mia famiglia sia stata vittima di mafia, nello specifico di lupara bianca» chiarisce Rossella Accardo, moglie e madre di Antonio e Stefano Maiorana.

«Per questo siamo decisi a chiedere di riaprire le indagini, anche rispetto alla dipartita di mio figlio Marco, perché non sono assolutamente convinta che sia trattato di una scelta – prosegue ancora l’architetto Rossella Accardo -. Anche perché lui avrebbe ereditato l’azienda dei nostri congiunti ed è lì secondo me che bisognerebbe indagare. Mio marito e mio figlio operavano nel territorio di Matteo Messina Denaro ed in quel periodo c’era in ballo la costruzione di un hotel. Parliamo di un affare da 40 milioni di euro».

«Quest’isola ha avuto tante di quelle tragedie, laddove quest’ultima che stiamo ricordando e commemorando questa sera è una delle più forse atroci, nel momento in cui non si ha notizia, non si ha percezione di che fine abbiano fatto sia il padre che il figlio – sottolinea Carmine Mancuso, figlio di Lenin Mancuso ed ex senatore – Quello che si vuole manifestare con queste candele è la ricerca della verità, perché luce significa verità. Speriamo che dentro il Palazzo di Giustizia qualcuno possa aprire realmente l’inchiesta, facendola con i dovuti canoni, affinché si possa addivenire a quello che è il filo della matassa di questa tragedia che non può rimanere insoluta».


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