In Sicilia 900 strutture private diventano Pronto soccorso d’urgenza: «Per evitare il peregrinare dei pazienti»

Ultimo step alla Camera per il disegno di legge sulle prestazioni sanitarie che mira, in primis, a ridurre le liste d’attesa. Dopo l’approvazione al Senato, adesso il testo torna indietro per la ratifica definitiva. Una volta completato l’iter, la normativa sarà subito operativa in Sicilia e coinvolgerà direttamente 900 strutture specialistiche convenzionate dell’Isola, che saranno chiamate a diventare dei piccoli Pronto soccorso. Parliamo, dunque, di tutti gli specialisti branche a vista (cardiologi, oculisti, odontoiatri, otorini, ecc..), radiologi, fisiatri e laboratori di analisi cliniche.

«Con il Ddl prestazioni sanitarie è stato approvato un emendamento importante – dichiara il senatore Raul Russo – Riguarda gli ambulatori e i poliambulatori dei medici specialistici, che sono stati riconosciuti come presidi sanitari e ciò rappresenta un cambio di paradigma rilevante. Gli specialisti accreditati esterni – aggiunge – erogano prestazioni medico-specialistiche e sono capillari su tutto il territorio nazionale, con una loro presenza pari a 5410 strutture rispetto alle 3804 pubbliche. Come presidi sanitari potranno somministrare vaccini, partecipare alle campagne di prevenzione, assistenza d’urgenza nelle zone disagiate, prescrivere piani terapeutici e farmaci salvavita per una immediata terapia d’urgenza – conclude Russo – somministrare farmaci per le urgenze, essere dei Pronto soccorso d’urgenza».

In realtà, si tratta di un ritorno al passato perché già tutto ciò era possibile prima del 2012, quando il governo Bindi decise di modificare lo status delle strutture private accreditate da presidi sanitari a erogatori di beni e servizi, sminuendo così di fatto una specializzazione che prevede una vasta istruzione e consente l’utilizzo di apparecchiature di alta complessità. «Purtroppo ci saranno delle prestazioni che non potremo ancora erogare», precisa a MeridioNews il cardiologo Salvatore Gibiino che è il coordinatore del coordinamento intersindacale di medicina specialistica e ambulatoriale di territorio (Cimest). Tra queste ci sono, per esempio, l’elettrocardiogramma o le visite dermatologiche.

«Aumenterà, però, la possibilità di integrarsi al sistema sanitario nazionale perché potremo fare, ad esempio, i piani terapeutici – precisa il cardiologo – In questo momento, se il paziente viene da noi, deve andare pure in ospedale e dal medico di famiglia. Mentre, essendo noi dei presidi sanitari potremo prescrivere le ricette e somministrare dei farmaci. Evitiamo dunque – sottolinea Gibiino al nostro giornale – il peregrinare dei pazienti. Saremo dei piccoli Pronto soccorso d’urgenza, che potranno collaborare con le future case di comunità. Per cui, siamo soddisfatti che venga nuovamente riconosciuto il nostro ruolo essenziale nel sistema sanitario nazionale, perché – conclude – siamo proprio noi che eseguiamo il 70 per cento delle prestazioni sul territorio nazionale».


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