«Sono una lavoratrice sessuale migrante della comunità di San Berillo e chiedo sostegno in questo momento di difficoltà». Una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe (che è possibile trovare a questo link) per garantire un minimo di sicurezza economica a una sex worker catanese. A lanciarla sono stati gli attivisti del collettivo politico Officina Rebelde che […]
Catania, la raccolta fondi per una sex worker di San Berillo: «Problemi di salute mi impediscono di lavorare»
«Sono una lavoratrice sessuale migrante della comunità di San Berillo e chiedo sostegno in questo momento di difficoltà». Una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe (che è possibile trovare a questo link) per garantire un minimo di sicurezza economica a una sex worker catanese. A lanciarla sono stati gli attivisti del collettivo politico Officina Rebelde che in uno dei quartieri più ricco di contrasti del capoluogo etneo, da anni ormai, portano avanti progetti e iniziative antifasciste e antirazziste.
«A fine ottobre ho dovuto subire un intervento di isterectomia all’utero». Un delicato intervento chirurgico ginecologico che consiste nella rimozione, in parte o per intero, dell’utero. Un impedimento non da poco per la sex worker che lavora a San Berillo e a cui il ginecologo aveva prescritto di fermarsi per almeno tre mesi. Il tempo minimo per potere recuperare le condizioni di salute che le permettessero di tornare a lavorare senza gravi ulteriori conseguenze. «Nonostante i violenti dolori – racconta la donna – non avendo abbastanza risparmi, dopo soli due mesi ho dovuto riprendere a lavorare».
Un tentativo rischioso che, adesso, lo stop all’attività lavorativa lo ha imposto. «I dolori sono diventati ancora più forti – lamenta la sex worker – e spesso durano tutto il giorno». Nel corso dell’ultima visita ginecologica, il medico ha ribadito la gravità della situazione e ribadito la necessità per la donna di smettere di lavorare. In caso contrario, il rischio è di non riuscire più a guarire in modo definitivo, di causare ulteriori problemi ginecologici e, più in generale, di riportare gravi conseguenze sullo stato di salute. «Intanto, però – aggiunge la donna – i miei risparmi si sono prosciugati».
E restano tre mensilità di affitto arretrato da pagare (per un totale che supera i 1200 euro), le bollette, le spese per il cibo e i farmaci necessari alle cure, i costi da coprire per altre visite mediche. Ed è per questo che, con il supporto di Officina Rebelde, la donna ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi, con un obiettivo di 2000 euro. «Mi rivolgo alla solidarietà dei compagni e delle compagne nel sostenermi in questo momento di difficoltà». E, almeno a qualcuno, il messaggio è già arrivato: in pochi giorni, infatti, le donazioni sono già state una ventina per un totale che sfiora i 420 euro.