Il consumatore lavorato

Le ricerche di Curcio sul mondo del lavoro sono iniziate nel 2002, analizzando grandi centri commerciali come Coop, Sma, Esselunga, Auchan, Carrefour. Curcio analizza il cambiamento dei modelli di organizzazione del lavoro confrontando il 1969, anno in cui il settore con più lavoratori era l’industria, e il 2002, anno in cui dominano le aziende di distribuzione.

È nell’azienda di distribuzione che i contratti collettivi sono stati sostituiti dai contratti individuali a tempo indeterminato in cui il lavoratore, per avere il rinnovo del contratto, è implicitamente costretto a prestarsi ad orari e mansioni che non gli competono, mantenendo una flessibilità che gli farà inevitabilmente sacrificare la vita extra-lavorativa. In questo modo ci saranno “dipendenti del mese” che lavorano nell’”azienda totale”, che secondo Curcio è paragonabile al carcere.

Nella seconda parte della sua indagine, Curcio attacca le leggi che permettono questo “attacco all’intero movimento operaio” e che hanno portato alla perdita dei diritti che nel ’69 i lavoratori detenevano.

La terza parte dello studio di Curcio è chiamata Il consumatore lavorato, e  si occupa della storia sociale dei prodotti e della merce che arriva nelle nostre case. Curcio cita molti esempi di grandi aziende che si propongono come «altamente responsabili», e che in realtà sono  accusate dall’Onu e da Amnesty International di  non rispettare le politiche per l’ambiente e di sfruttare i lavoratori. Sotto accusa, ad esempio, la Del Monte (per sua produzione di ananas in Africa), e l’Eni (indicata come responsabile dell’inquinamento del Delta del Niger). Per i cittadini è difficile collegare i prodotti consumati con i problemi sociali e ambientali connessi alla produzione. Ed è proprio su questa connessione che verte la ricerca di Curcio.

link: www.sensibiliallefoglie.it


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