Il diritto umanitario, i militanti, i militari e la popolazione civile

PUO’ LA DEMOCRAZIA ISRAELIANA  COMPORTARSI COME I REGIMI AUTORITARI E CALPESTARE IL DIRITTO UMANITARIO? HAMAS  NON RISPETTA I DIRITTI UMANI E USA APERTAMENTE ATTI DI TERRORISMO CONTRO I CIVILI MA ISRAELE  NON APPLICHI LA LEGGE DEL TAGLIONE

 

di Claudia Esposito

Nonostante la propaganda israeliana e statunitense stiano insistentemente cercando di sostenere il contrario, dobbiamo ricordare che le regole del diritto umanitario internazionale sono valide anche nel caso dell’attuale attacco israeliano contro Hamas a Gaza. In primo luogo dobbiamo ricordare che questo attacco è un “conflitto internazionale”, secondo l’articolo 2 della Convenzione di Ginevra, firmata da Israele nel 1951.

Il risultato è che le norme delle convenzioni IV di Ginevra in materia di protezione dei civili devono essere rispettati da Israele anche in questo caso. In primo luogo, la regola che solo gli obiettivi militari possono essere presi di mira. Le recenti notizie da Gaza ci dicono chiaramente che questo non è ciò che sta accadendo; inoltre, il tributo di morti civili dimostra che queste morti non possono essere considerati ragionevolmente “vittime collaterali”, nonostante le dichiarazioni dei portavoce israeliani. Il vero scopo di questa operazione militare di Israele deve essere compreso attraverso le azioni e le loro conseguenze, non certo attraverso le dichiarazioni ufficiali.


Desidero premettere che il gruppo armato di Hamas commette costantemente gravi violazioni dei diritti umani, non solo nei confronti dei cittadini israeliani, poiché a essere presi di mira non sono solo obiettivi militari ma anche, spesso, abitazioni di civili israeliani. Soprattutto, però coloro che soffrono le peggiori violazioni sono gli stessi civili palestinesi, in primo luogo poiché Hamas propugna la resistenza attraverso una rivisitazione dell’Islam in chiave conservatrice che viola i diritti delle donne; soprattutto, in molti momenti della sua storia Hamas non ha esitato ad attaccare Israele in momenti politici in cui il dialogo era possibile, esponendo cinicamente i civili palestinesi residenti a Gaza all’inevitabile risposta israeliana, ben sapendo di non avere né i mezzi né l’organizzazione necessaria per mettere questi civili al riparo dagli attacchi israeliani, senza probabilmente nemmeno pensare di difenderli, allo scopo di avere altri martiri su cui fondare il dolore dei palestinesi , portandoli ad allontanarsi dalle posizioni moderate di altre forze politiche palestinesi al solo scopo di sopravvivere politicamente.
Queste sono le responsabilità politiche della sconsiderata dirigenza di Hamas. Tutto ciò non toglie nulla al fatto che i militanti di Hamas sono persone, esseri umani dotati di un preciso status giuridico che li rende portatori di diritti che devono essere rispettati da Israele.
Ormai dire Hamas significa dire assenza di qualsiasi diritto umano, l’assenza della necessità di un processo equo; Hamas è diventato il marchio che consente a Israele di uccidere senza spiegazione. Oggi è sufficiente dire Hamas e tutto ad un tratto non si può chiedere dove l’attacco ha avuto luogo o – altrettanto importante- quali sono state le prove che l’obiettivo mirato era un obiettivo militare.

Secondo il diritto umanitario internazionale le cose sono molto diverse. I militanti di Hamas sono membri di un gruppo armato che ha i requisiti perchè i suoi membri siano considerati combattenti legittimi ai sensi del diritto internazionale umanitario. Hanno alcuni doveri, tra cui il più importante è che devono distinguersi dai civili attraverso quelli che il diritto umanitario internazionale chiama ” segni di riconoscimento”. Questo serve a distinguersi dalla popolazione civile, in modo da non mettere i civili in pericolo.
Una regola che purtroppo non può aiutare i civili in caso di attacco israeliano su Gaza, data la difficoltà della Israeli Defence Force nel distinguere quattro ragazzini che giocano a pallone dai militanti di Hamas con la loro caratteristica fascia verde sulla testa.

Ma i militanti di Hamas hanno anche alcuni diritti che devono essere rispettati. In primo luogo, come membri di un gruppo armato non classificato come un esercito regolare, possono essere considerati combattenti solo quando stanno partecipando alle ostilità. Quando non stanno combattendo, per esempio se dormono o stanno difendendo le proprie famiglie dal nemico, essi non hanno lo status di combattenti: in questi casi devono essere considerati civili e come tali non possono essere attaccati e uccisi.

La condotta di Israele nei confronti di militanti di Hamas va ben oltre il disprezzo per la vita di militanti di Hamas, quasi come se non fossero essere umani protetti dal diritto umanitario internazionale. E ‘ormai normale sentire dai media che Israele prende di mira le case di membri di Hamas. Queste ultime sono obiettivi civili e non possono essere prese come bersaglio da Israele; prendendo di mira le case dei membri di Hamas Israele chiaramente non sta cercando di annientare la potenza di fuoco di Hamas: i razzi non provengono dalle case dove le mogli e i figli dei militanti di Hamas vivono.

Colpire queste persone – bambini, mogli, parenti dei militanti di Hamas – vuol dire colpire civili innocenti protetti dalla IV Convenzione di Ginevra, esattamente come qualsiasi altro civile che viene ucciso in violazione del diritto internazionale umanitario. Infine, ogni operazione militare deve essere condotta con l’obiettivo di annientare la potenza di fuoco del nemico. Dal punto di vista israeliano le vite di questi civili innocenti non meritano nemmeno il nome di “vittime collaterali”: la propaganda di Israele sta cercando di farci pensare che è nel rispetto della legge uccidere un’intera famiglia per uccidere il militante di Hamas. La realtà è che la morte di quei civili non è minimamente in relazione con l’obiettivo di annientare la potenza di fuoco di Hamas.

La morte di una moglie o di un ragazzino sono utili alla sicurezza di Israele? Assolutamente no. Le uccisioni di questi civili rappresentano violazioni del diritto internazionale umanitario e non si può parlare in tal caso di “vittime collaterali”: Israele ammette apertamente di prendere di mira le case dei militanti di Hamas. Ciò significa che Israele commette, in questi casi, violazioni del diritto umanitario e quindi un crimine. Al pari di Hamas quando attacca civili israeliani inermi.

 


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