Mimmo Messina sulla sanità siciliana: “E’ cambiato tutto per non cambiare nulla”

IL RAPPRESENTANTE DEL ‘TAVOLO PER LE IMPRESE’ DI CATANIA DICE CHE, DA CUFFARO A CROCETTA, PASSANDO PER LOMBARDO, TUTTO E’ RIMASTO COME PRIMA. CHE FARE PER RILANCIARE IL SETTORE? “PUNTARE SULLA VERA MERITOCRAZIA”

Nomine sì, nomine no. Ritardi, confusione, Aziende ospedaliere senza vertici amministrativi e sempre più in mano di commissari, soprattutto a Catania. Sull’impasse che blocca il corretto funzionamento del settore interviene Mimmo Messina, componente del Tavolo per le imprese di Catania, un’associazione di imprenditori, molto attiva sul territorio.

La sanità resta sempre il grande affare economico, pubblico e privato, della Sicilia. Dal condannato Totò Cuffaro, al “riformatore” Raffaele Lombardo al “rivoluzionario” Rosario Crocetta. Che cosa è cambiato?

“Poco o niente, direi. C’è una continuità impressionante tra l’attuale Governo regionale e i precedenti, che appare veramente difficile capire quale sia, ammesso che ci sia, l’elemento di rottura con il passato. L’assessore in carica oggi, precedentemente era dirigente dello stesso assessorato, ed ha preso il posto di un magistrato al di sopra di ogni sospetto. Ma al di là di clamorose denunce e tagli inevitabili, che spesso provocano più disagi per l’utenza che benefici per le ‘casse’ pubbliche, non andiamo. I manager di ieri sono in gran parte gli stessi di oggi. Crocetta va avanti a tentoni, tra un pasticcio e l’altro, il più grave quello che riguarda proprio la sanità catanese dove sono stati nominati due “’pensionati’ (Cantaro e Pellicanò), da sempre con il bastone del comando saldamente in mano, e uno che non aveva i requisiti (Zappia). Gaetano Sirna è stato trasferito da Catania a Messina. Non mi pare che ci siano rivoluzioni, ma solo pedine spostate secondo convenienza”.

Sanità catanese commissariata da tempo: l’ultima nomina, in ordine di tempo, è quella di Rosalia Murè all’Asp di Catania…

“Una dirigente regionale nominata commissario, cioè l’ennesimo caso di controllo diretto del governatore su un ente o struttura regionale che, è facile immaginare, funzionerà solo in base a logiche di convenienza politica e non di esigenze pratiche e tecniche. La sempre più diffusa pratica del commissariamento dimostra la mancanza di una visione strategica di Crocetta ed è la causa e l’effetto insieme del suo progressivo isolamento”.

I nomi dei manager sono sempre gli stessi, diceva: c’è una generazione vecchia, quindi. E’ possibile, in queste condizioni, dare efficienza alla sanità siciliana?

“I manager sono vecchi non solo anagraficamente, ma soprattutto nella mentalità. E’ vecchia la mentalità fatta di favori reciproci. Non sarà un caso se il commissario di una Asp nomina primario la moglie del neo direttore generale della stessa Asp. Prima c’era Francesco Poli che comandava la sanità siciliana, adesso c’è un altro regista, ma i metodi non mi sembra siano cambiati”.

Cosa propone per svecchiare la classe dirigente, oliare i meccanismi, dare efficienza alla sanità pubblica?

“Graduatorie che tengano conto oggettivamente della meritocrazia: delle esperienze professionali all’estero, dei corsi di aggiornamento, della capacità di programmare nel medio termine, della riconquistata consapevolezza di essere al servizio del paziente e non del politico di turno. Negli ultimi anni abbiamo assistito al desolante spettacolo di manager e aspiranti tali, di burocrati, più o meno in carriera, incapaci di pianificare il futuro, che sgomitavano per conquistare un posto in prima fila alla convention del politico di turno, invece di stare in corsia e vivere in prima persona la condizione spesso da terzo mondo delle strutture sanitarie siciliane, tolta qualche eccezione”.

 


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