La Finanziaria approda in Aula: testo stravolto, via dieci articoli, ma Schifani pensa più ai tempi di approvazione

Finalmente il grande giorno è arrivato. Oggi alle 11 l’Assemblea regionale siciliana si riunirà per prendere per la prima volta le misure alla legge di stabilità 2024, la Finanziaria, il momento più importante della vita parlamentare. La legge contabile è appena uscita da una vera e propria maratona in commissione Bilancio, dove il disegno presentato alla stampa e tanto decantato da Renato Schifani e dal suo governo, Marco Falcone in testa, ha subito brusche modifiche, con l’articolato che da 40 articoli si è ridotto a 30, molti dei quali sono stati riscritti, adeguati e modificati. E non è ancora finita, visto che i parlamentari possono pur sempre presentare degli emendamenti.

Un’evoluzione quella della Finanziaria, che sembra tuttavia non preoccupare più di tanto il governo, così come la maggioranza, per cui da mesi l’obiettivo principe non è il cosa, ma il quando si approva. Perché negli ultimi mesi il governo Schifani più che promuovere riforme e finanziamenti ha fatto leva, oltre che campagna, sulla celerità dell’approvazione come prova di forza e anche un po’ come segno di discontinuità con il precedente governo e i suoi cinque anni di esercizio provvisorio – che scatta appunto quando non si approva in tempo la Finanziaria -. E lo si capisce un po’ delle parole di tutti i protagonisti della maggioranza, come il capogruppo di Forza Italia all’Ars, Stefano Pellegrino, che sottolinea come «La chiusura dei lavori della commissione bilancio, dopo un intenso lavoro coordinato con le proposte venute dalla Giunta del presidente Schifani e dall’assessore Falcone, ci permette di fare un ulteriore passo, in linea con i tempi che la maggioranza si era data, per l’approvazione della Finanziaria».

E come lui anche Falcone: «Il governo Schifani rispetta il calendario che si era prefissato per varare, nei tempi previsti dalla legge, la Finanziaria 2024, documento economico che si basa su questi pilastri: sostegno ai Comuni, aiuti per imprese e lavoro, lotta al precariato, stabilità per i servizi ai siciliani». Dettaglio quello dell’ansia da cronometro, che non è sfuggito all’opposizione, a cui per una volta va riconosciuto il merito di avere fatto opposizione, già in commissione Bilancio, dove il fronte unito della minoranza è stato in grado di approfittare delle fragilità della legge di stabilità.

«Non conta fare velocemente una legge, bisogna farla bene – dice Antonio De Luca, capogruppo del Movimento 5 stelle all’Ars – per questo abbiamo costretto il governo a rivedere i propri piani, stoppando il maxiemendamento all’orizzonte e costringendolo a portare tutte le norme in aula, dopo averne stralciate una decina. Sarà lì la vera battaglia, nella quale, come peraltro avvenuto in commissione Bilancio, non faremo sconti per migliorare una legge pessima e senza visione, in perfetto stile Schifani».

Dello stesso avviso anche l’altro De Luca, Cateno, leader di Sud chiama Nord, che annuncia: «Il governo Schifani ha avuto il merito di compattare tutte le forze politiche delle opposizioni. Conquisteremo la presidenza della Regione siciliana travolgendo il governo siciliano delle destre clientelari e parassitarie. Indietro non si torna. Adesso attendiamo che prenda il via in aula la discussione per inchiodare il governo alle proprie responsabilità. La legge di stabilità del governo è stata totalmente stravolta in commissione Bilancio grazie agli interventi e agli emendamenti dell’opposizione. La maggioranza è stata messa all’angolo più volte su oltre dieci articoli che alla fine ha dovuto ritirare. Da quaranta articoli originari in commissione ne sono stati cassati dieci mentre venti sono stati completamente riscritti perché errati nel merito o improponibili sotto il profilo giuridico e contabile». E siamo solo all’inizio, anzi, per utilizzare ancora le parole di Cateno De Luca: «Siamo solo all’aperitivo».


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