Sicilia, nel 2013 oltre 65 mila disoccupati in più

SE L’ITALIA E’ IN CRISI, LA NOSTRA ISOLA ORMAI NEL BARATRO. TUTTI GLI INDICATORI ECONOMICI SONO NEGATIVI. CHE FARE?   IL GOVERNO NAZIONALE DOVREBBE DEFISCALIZZARE, PER CINQUE ANNI TUTTE LE ASSUNZIONI

di Carmelo Raffa

Sono passati quattro anni da quando Banca d’Italia presentava un’immagine economica della Sicilia contrassegnata da “una crisi profonda che ha colpito tutti i settori, soprattutto l’industria, con cali a doppia cifra nell’edilizia e nel turismo e registrava il crollo dell’export”.

I dati rilevati nel 2009 da Banch’Italia mettevano, quindi, in luce una Sicilia economica fortemente e tristemente arretrata e ritornata al triste periodo del dopo guerra.
Banca d’Italia nel commentare i dati ipotizzava una ripresa a cominciare dall’anno 2012 ed invece…
Dal bollettino della stessa Banca pubblicato a giugno dello scorso anno leggevamo che “In Sicilia la fase ciclica è risultata grave: in base alle stime fornite da Prometea il Pil è sceso del 2.7 per cento. I settori più colpiti sono stati l’industria e l’edilizia”

Nella giornata di ieri l’ISTAT forniva un quadro nazionale preoccupante a causa dell’ulteriore crescita dei disoccupati in Italia con particolare riferimento ai giovani. Anche l’Italia nel suo complesso si attesta alla Sicilia del 2009 e cioè ai dati economici del dopoguerra.
Ma la Sicilia, da allora, ha fatto ulteriori balzi all’indietro: ed è veramente desolante constatare la dura realtà che emerge dai nuovi dati dei primi due trimestri del 2013, forniti sempre dalla Banca d’Italia: dati che ci dicono che al peggio non c’è fine e che gli occupati, nell’ultimo anno, sono ulteriormente diminuiti di circa 65.000 unità.

Altro che ripresa come preventivano gli esperti quattro anni fa! Stiamo precipitando nel baratro. I Governanti ne prendano atto ed applichino con immediatezza misure vere e concrete per fare ripartire l’economia e l’occupazione in Sicilia e nelle aree svantaggiate del Paese.
Non si tratta di rivendicare favoritismi per il territorio, ma un giusto riequilibrio perché non è lecito dimenticare (e gli articoli pubblicati da LinkSicilia c’è lo fanno ricordare) che lo Stato negli anni passati ha attuato una forte politica per la crescita del Nord, svantaggiando in tal modo la Sicilia ed il Meridione.

Se sono state fatte leggi a tutela dell’occupazione ed a vantaggio delle Imprese i frutti sono stati raccolti prevalentemente nelle aree ricche del Paese, mentre l’elemosina è stata l’unità di misura nel Mezzogiorno.

Cosa dovrebbe fare il Governo Nazionale per riequilibrare e ripagare la Sicilia ed il mezzogiorno? Secondo noi, con immediatezza, dovrebbe fare approvare dal Parlamento nazionale norme che consentano, per un periodo di cinque anni , la totale defiscalizzazione sulle nuove assunzioni effettuate in Sicilia e nelle aree svantaggiate del Paese.
Non servono mezze misure, ma una vera ‘rivoluzione fiscale’ a vantaggio delle Imprese che concretizzino nuove assunzioni. I neo assunti dovrebbero lavorare 30 ore settimanali con un reddito netto di mille euro al mese. L’orario ridotto servirebbe per occupare più addetti: “lavorare di meno, ma lavorare in tanti”.

Solo così i vari Marchionne, Ghizzoni, etc. guarderebbero di più alla nostra isola e anziché investire in altre Nazioni, far crescere l’occupazione in Italia.

 

 


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