Svimez: “Gli addetti alla PA? Più numerosi al Nord che al Sud”

ANCHE LA REALTA’ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E’ MOLTO DIVERSA DA QUELLA CHE RACCONTANO CERTE ‘VOCI’ INTERESSATE A DENIGRARE IL MEZZOGIORNO

Non c’è peggiore sordo di chi non vuole sentire. Ma, i fatti – come diceva Bernard Shaw- sono testardi: tornano sempre. Così come sono ‘testardi’ gli economisti della Svimez che non perdono occasione di denunciare la mistificazione delle vere ragioni del sottosviluppo del Sud Italia.

Al di là di una pubblicistica intrisa di pregiudizi e ‘salariata’, che descrive un Mezzogiorno inondato di risorse pubbliche, gli analisti dell’Associazione per lo Sviluppo industriale del Mezzogiorno, continuano a dimostrare (come potete leggere nei report in allegato) con  numeri alla mano, che è vero il contrario.

Che nel Mezzogiorno, lo Stato ha gettato la spugna da tempo;  che i Governi nazionali hanno precise responsabilità nel declino meridionale:  e che con la scusa della spesa straordinaria, hanno chiusi i rubinetti di quella ordinaria.  In sostanza, quello che lo Stato spende da queste parti,  non è neanche proporzionale al peso naturale del Meridione, in termini di rapporto territorio-popolazione; mentre le manovre finanziarie  continuano a colpire più duramente quest’area del Paese:

“Le manovre varate dal 2010 ad oggi hanno avuto un impatto complessivo sul PIL ben più pesante nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord. Le manovre restrittive comportano, infatti, secondo le stime SVIMEZ,  un effetto depressivo sul PIL del Sud del 2013 di 1,5 punti percentuali, su una caduta complessiva prevista del 2,5%,  e di 0,9 punti percentuali sul PIL 2013 del Centro- Nord, su una contrazione totale dell’1,6%.  Ciò che va sottolineato non è tanto il saldo complessivo degli interventi quanto la composizione della manovra. Nel Centro-Nord, infatti, l’effetto depressivo legato alla maggiore  imposizione fiscale, pari complessivamente a 0,5 punti percentuali, è maggiore rispetto agli effetti conseguenti ai tagli alla spesa, quantificabili in 0,4 punti percentuali. Nel Mezzogiorno, invece, la situazione è diametralmente opposta: la tassazione, diretta e indiretta, pesa sulla dinamica del PIL per appena 3 decimi di punto percentuale, mentre i tagli alla spesa pesano per 1,2 punti percentuali (sui complessivi 1,5 punti determinati complessivamente dalle manovre)”.

Concetti ribaditi anche un paio di giorni fa a Palermo da Riccardo Padovani, direttore della Svimez, intervenuto ad un convegno nell’ambito delle Giornate dell’Economia della Fondazione Curella. Concetti che, chissà come mai, sfuggono a gran parte della stampa che pure è più brillante di noi.

Uno dei capitoli più ‘trascurati’ (tra gli altri) dell’ultimo rapporto sulle economia meridionale della Svimez, ad esempio, riguarda la questione dell’impiego pubblico. Cosa si dice in giro? Che il Sud Italia campa sul pubblico, come a dire, ‘a scrocco’. Sentiamo cosa dice chi ha studiato i numeri:

“Diversamente da quanto spesso si crede, la presenza della PA sul territorio, al netto degli organi centrali, se rapportata alla popolazione, resta comunque più elevata nel Centro- Nord: 31 addetti ogni 1.000 abitanti, contro i 26 del Mezzogiorno; dieci anni prima erano rispettivamente 39 e 28 per 1.000. La maggiore contrazione di addetti della PA avvenuta al Nord nell’ultimo decennio intercensuario è in qualche misura attribuibile, o comunque si accompagna, ad una novità strutturale  – anche questa diversificata territorialmente con i tradizionali tratti dualistici – emersa nel corso degli ultimi tempi e rappresentata dalla espansione del settore non profit , che sempre più sta assumendo ruoli sussidiari rispetto alla PA nell’erogazione di alcuni importanti servizi sociali. Il cosiddetto Terzo Settore ha avuto,  nfatti, soprattutto nelle regioni settentrionali un vero e proprio boom, aumentando del  54% il personale, dai quasi 3 milioni del 2001 ai quasi 4,6 milioni nel 2011; nel  Mezzogiorno, la sua presenza, relativamente assai meno significativa, ha registrato nel  decennio un aumento decisamente meno intenso, di sole 200 mila unità, pari al 22%”.

Insomma, un’altra bugia sul Sud Italia ‘sgamata’. L’intento non è certo quello di imitare i leghisti e fomentare  stupide guerre campanilistiche. L’obiettivo di un’analisi seria, come quella della Svimez, resta quello di stimolare un dibattito serio per risolvere la questione meridionale. Un dibattito basato su dati reali e non su pregiudizi che hanno fatto comodo a politiche nazionali a vocazione nordista.

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