A Catania la protesta contro il carcere duro e gli abusi nei penitenziari

Tra i fatti che hanno segnato l’inizio del 2023, a Catania, c’è stata anche la manifestazione per denunciare le condizioni di vita all’interno delle carceri italiane, comprese quelle etnee. A prendervi parte sono state, ieri sera, diverse decine di persone, riunitesi in piazza Lanza, davanti all’ingresso dell’omonima casa circondariale. Interventi e cori hanno puntato a rimarcare le criticità che, anche nell’anno da poco concluso, hanno caratterizzato il regime detentivo nel Paese. Condizioni che, stando agli organizzatori, stanno all’origine degli oltre ottanta suicidi di detenuti registratisi nel 2022.

La manifestazione è servita anche per lanciare appelli contro il 41 bis, il regime di carcere duro vigente in Italia dall’indomani delle stragi del ’92 e a cui attualmente è sottoposto anche Alfredo Cospito, anarchico che da oltre due mesi porta avanti uno sciopero della fame. Cospito è stato condannato per reati legati al terrorismo, in seguito a un attentato avvenuto nel 2006 con due ordigni nei pressi della caserma dei carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo. Un gesto che non causò né morti né feriti e che per Cospito sarebbe stato soltanto dimostrativo, mentre per i giudici la mancanza di conseguenze per l’incolumità delle persone sarebbe stata soltanto frutto di una fortuita coincidenza.

Al centro della manifestazione di ieri, c’è stata anche la denuncia della repressione violenta che all’interno dei penitenziari si registrerebbe con una frequenza maggiore rispetto a quella resa nota. Per dare voce a queste proteste, i manifestanti hanno percorso in corteo e tenendo in mano delle candele il perimetro del carcere di piazza Lanza. Una camminata simbolica che è stata preceduta dall’accensione di una piccola batteria di fuochi d’artificio.


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