Unione europea, Barroso vaneggia di sospendere i diritti degli Stati membri senza averne i poteri

ORMAI NELLA PRESUNTA EUROPA UNITA SE NE VEDONO DI TUTTI I COLORI

Il presidente della Commissione europea, Barroso, guarda al suo ruolo come un arbitro rigoroso e anche po’ gigione, che ha voglia di interpretare il ruolo di protagonista nella partita che sta dirigendo e fischia anche a sproposito.

In occasione del suo discorso sullo stato dell’Unione dello scorso anno si è lasciato andare abbastanza al là rispetto ai limiti della sua competenza. Infatti, con riferimento al dibattito interno ad alcuni Paesi europei relativo alla propria legislazione, ha detto: “Ho parlato della necessità di costruire un ponte tra la persuasione politica e le procedure specifiche di violazione da un lato, e quella che definisce l’opzione nucleare dell’articolo 7 del Trattato, ovvero la sospensione dei diritti degli Stati membri. Questo non significa che la sovranità nazionale e la democrazia saranno limitate”.

Intanto la misura prospettata non è tesa ad unire (costruire un ponte) bensì a dividere, cioè togliere i diritti di rappresentanza agli Stati che, secondo lui, sarebbero incorsi nella violazione dei valori indicati nell’articolo 2 del Trattato, la cui violazione consente l’applicazione delle misure previste dall’articolo 7. Quindi, a partire dalle premesse, l’atteggiamento di Barroso non sembra, come si dice in gergo parlamentare, consono alla sua funzione.

Nel merito, poi, il Nostro è totalmente fuori luogo (nel senso di testa) per la ragione che egli si attribuisce una competenza che gli stessi Trattati a cui si richiama attribuiscono ad altri, con riferimento alla potestà di avviare le procedure e alle sanzioni previste all’articolo 7.

Le prime, l’avvio delle procedure, sono appannagio di almeno un terzo degli Stati membri del Parlamento o della Commissione europei; le seconde, la comminazione delle sanzioni, è competenza del Consiglio europeo.

Diciamo che Barroso ha preso una cantonata? Ebbene, sì. Cose che capitano. Per meglio capire l’inghippo nel quale si è cacciato Barroso leggiamo il testo dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione europea.

Articolo 7 – “Su prposta di 1/3 degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando coi 4/5 dei suoi membri, previa approvazione del Parlamento, può constatare se esistono violazioni dei principi di cui all’articolo 2. Prima di procedere a tale constatazione il Consiglio ascolta lo Stato membro in questione e può rivolgergli delle raccomandazioni, deliberando secondo la stessa procedura”.

E poiché la procedura prevista dall’articolo 7 si può adire se vi sono violazione ai valori indicati nell’articolo 2, leggiamo il testo di questo secondo articolo: “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non doscriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

Sulla scorta di questi atti, peraltro contrassegnati da enormi cautele e rigorose procedure di garanzia, si possono esprimere proposte come quelle pronunciate dal presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso? La risposta la lasciamo alla satira politica.


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