Governo Monti, il bilancio di un disastro

Tra pochi giorni, nonostante il ritardo causato dalla coincidenza con il termine del mandato del Presidente della Repubblica, un nuovo “esecutivo” verrà incaricato di affrontare e risolvere i problemi del nostro Paese (sempre che non si sia costretti a ripetere le elezioni……).

Il termine del mandato di un governo, però, come già detto qualche tempo fa, è un momento estremamente importante per i cittadini anche se i più, presi dalla fretta di vedere cosa promette il nuovo governo, spesso se ne dimenticano. L’importanza deriva dal fatto che il passaggio delle consegne consente di effettuare una valutazione, se non dell’efficienza, almeno dell’efficacia del governo uscente: in altre parole permette di vedere se chi ha gestito la cosa comune nel periodo precedente ha raggiunto i traguardi che si era prefissato e per cui aveva ricevuto dai cittadini (ammesso che siano stati loro a conferirlo e non qualcun altro) l’incarico di governare.

«Non esistono», disse Monti nei giorni in cui gli fu conferito il mandato di capo del governo nel Novembre del 2011, «molte divergenze intellettuali» sugli obiettivi: consolidamento e risanamento della finanza pubblica e «ciò che ogni Paese amerebbe sentirsi chiedere», ovvero «maggiore crescita».

E, in effetti, oggi che il suo mandato è praticamente scaduto, una crescita si è avuta. È cresciuto il debito pubblico che era poco sopra i 1900 miliardi di Euro alla fine del 2011, vale a dire quando Monti ha ricevuto l’incarico di”salvare l’Italia”, mentre oggi ha sforato la storica soglia dei 2000 miliardi di euro. Oggi si aggira intorno ai 2044 (la stima esatta non è possibile in quanto la crescita è continua). Anche il rapporto debito pubblico/PIL, che grazie alle misure proposte e fatte approvare da Governo Monti relative al Fiscal Compact, creerà non pochi problemi agli italiani, è cresciuto superando abbondantemente la soglia del 120%. E lo stesso Fondo Monetario Internazionale stima che nel 2014 supererà il 130,8%.

Ma se tutti questi fattori crescono, ci sarà almeno un dato che è calato? Certo, e più di uno.
Ad esempio è calato il PIL (il Prodotto Interno Lordo) che nel 2012 è diminuito del 2,4% e che secondo le stime del FMI continuerà a contrarsi anche nel 2013 (dell’1,5%).

Anche l’occupazione, grazie alle misure adottate dal governo Monti, è diminuita e continuerà a farlo: l’Italia e’ il Paese dell’Eurozona con il tasso di occupazione più basso dopo Grecia e Spagna e presenta una situazione particolarmente critica per quanto riguarda la disoccupazione giovanile. A dirlo è il rapporto dell’Ocse sui livelli di occupazione nell’area. Inoltre, risulta che l’Italia nel periodo considerato ha visto il tasso di occupazione scendere al 56,5% dal 56,8% con un trend preoccupante per quanto riguarda la disoccupazione giovanile che, stando ai dati ISTAT, ha raggiunto il 37.8% per i giovani tra i 15 e i 24 anni.

Anche gli aiuti dall’Europa non sono serviti a molto. Eppure più di una persona pensò che uno dei motivi che aveva portato il Presidente Napolitano a incaricare, con un percorso a tappe forzate degno di un Giro d’Italia, Monti come capo del governo, fosse proprio la sua esperienza come commissario europeo (visto che sotto il profilo accademico le sue scelte sono andate tutte contro gli insegnamenti del 99% degli economisti e con evidenti risultati).
Eppure, anche sotto questo profilo, i risultati sorprendono. L’Italia ha dato tanti soldi all’UE prelevandoli dalle tasche dei cittadini, ma non ne ha mai usufruito. E a dirlo non è un politico di un partito oppositore al momento della candidatura di Monti (il quale ha così dimostrato di non essere super partes), ma lo stesso capo del governo dimissionario, affermando che “il nostro debito pubblico quest’anno ha raggiunto il 123,4% del PIL. Senza i contributi (per i fondi salva-Stati e i prestiti concessi ai Paesi in crisi) saremmo al 120,3%”.

E, intanto, proprio l’Unione Europea è tornata a “fare raccomandazioni” all’Italia per stimolare la crescita e ridurre il debito. Nel rapporto sugli squilibri macroeconomici, stilato dalla Commissione UE, si legge che “in Italia persistono squilibri macroeconomici che richiedono monitoraggio e azione decisiva”, e che l’“andamento dell’export, perdita di competitività e debito elevato, in una situazione di crescita condizionata, richiedono attenzione per ridurre i rischi di effetti avversi”.
Eppure, ci sarà qualche dato in cui grazie all’operato del governo Monti, l’Italia è riuscita a raggiungere i più alti livelli al mondo. Ebbene sì, c’è. Secondo l’ultima analisi di PriceWaterhouseCoopers, realizzata studiando i dati di 185 Paesi, allo scopo di evidenziare i limiti nazionali nell’incentivare l’attività imprenditoriale ed attrarre capitali esteri, il carico fiscale complessivo dell’Italia, considerando imposte sugli utili, imposte sul lavoro e altri oneri, arriva al 68,3% dei profitti d’impresa, dato che si pone di gran lunga al di sopra della media europea (42,6%) e mondiale (44,7%).
Ovviamente, anche dati come la produzione industriale (calata da -4.05 a -5.07), il rapporto deficit/PIL (cresciuto a 2,8 dal 2,5 dell’anno precedente), il carico fiscale sui cittadini e molti altri sarebbero utili per permettere agli elettori (scusate dimenticavo che Monti non è mai stato eletto), ai cittadini di valutare l’operato del governo uscente.

Nell’Agosto del 2012, in un’intervista allo Spiegel, Monti affermò: “Se tutto va secondo i piani resterò in carica fino aprile 2013 e spero che per allora avrò potuto salvare l’Italia dalla rovina finanziaria”.

Secondo voi, l’Italia è salva?


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