Vento d’Oriente ai Benedettini

“E’ un incontro fra diversi”. E’ stata questa la definizione che il professore Antonio Pioletti ha dato allo spettacolo “Voci d’Oriente”, con cui il 29 marzo si è concluso, all’auditorium dei Benedettini, il ciclo “Altri suoni, altri luoghi” organizzato dalla Facoltà di Lingue con la collaborazione del Teatro Stabile di Catania. “C’è una grande ignoranza dell’altra metà del mondo”, ha aggiunto il Professore, “per questo dobbiamo abbandonare la nostra visione eurocentrica e far sì che dall’incontro con l’alterità riusciamo a scoprire e a comprendere qualcosa che ci era oscuro”.”Voci d’Oriente”, infatti, è stato uno spettacolo che ha presentato come “altra metà del mondo” il Medioriente, e in particolare la cultura araba in tutti i suoi aspetti.

Lo stesso nome dato allo spettacolo, come spiega il programma distribuito al pubblico ad inizio serata, non è casuale: si parla di “voci” al plurale, proprio per indicare il carattere poliedrico di tale cultura, e, al di là di questo, perché lo spettacolo si è basato principalmente sull’ascolto.

Sono stati letti, infatti, dei passi tratti dal Corano e delle poesie di autori contemporanei mediorientali. Al microfono si sono alternati Lamberto Puggelli e Sonia Gherbi (che ha letto alcuni brani in lingua originale).

Ma l’ascolto è stato anche di musica, dal momento che alle letture si sono alternate delle esecuzioni di brani musicali e di canti della tradizione araba medievale. Ad eseguire i brani sono stati i musicisti dello “Ziryab Ensemble”, un gruppo che utilizza strumenti molto antichi quali l’ud (una sorta di liuto) e il ney (un flauto di canna), entrambi dalla forma molto insolita, e che deve il proprio nome a Ziryab, un virtuoso del liuto arabo vissuto probabilmente in Andalusia all’epoca del califfato di Cordoba.

In questo contesto di suoni e musica anche l’occhio ha avuto la sua parte, grazie alla proiezione su un maxischermo di immagini che hanno davvero rappresentato il mondo arabo in tutta la sua complessità: si susseguivano immagini del deserto e di un paesaggio raso al suolo, immagini di donne dal viso mediorientale e immagini di donne dal volto e dal corpo interamente coperto da un velo nero, immagini di un bimbo che si stende a terra per pregare seguite da immagini di un bimbo dal corpo mutilato.

Lo spettacolo, durato all’incirca un’ora e mezza, si è concluso con un lungo applauso da parte del pubblico.


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