Lo stile di Renato Costa e l’arroganza del potere di Raffaele Lombardo

In una Sicilia dove non si dimette nessuno, dove un presidente della Regione dimissionario (per fatti giudiziari piuttosto gravi, anche se ancora da dimostrare in sede processuale) continua ad amministrare come se nulla fosse, in un’Isola dove l’arroganza del potere tocca livelli impensabili c’è anche chi si “autosospende” solo perché designato assessore di un ipotetico Governo regionale. Si tratta di Renato Costa, segretario della Cgil medici della Sicilia, designato da Claudio Fava quale possibile assessore alla Salute.

Designazione ipotetica, abbiamo detto: Fava è candidato alla presidenza della Regione e Costa diventerebbe assessore solo nel caso dell’elezione dello stesso Fava.

Eppure, è bastata questa ipotesi per far scattare in Costa – militante di Rifondazione comunista da quando è nato questo Partito – l’esigenza di autosospendersi dal suo incarico sindacale. “Un atto doveroso e necessario – si legge nella lettera che ha inviato al segretario generale della Cgil siciliana, Mariella Maggio, e al segretario generale di Funzione pubblica Cgil, Michele Palazzotto – affinchè non possa esistere il sospetto che io utilizzi il mio ruolo a fini di propaganda elettorale”.

Adesso diranno che siamo di parte: che tifiamo per Claudio Fava: che ogni occasione è buona per celebrare i nostri ‘amici’ e per denigrare i nostri ‘nemici’. Ma come si fa a non notare la differenza tra una persona come Renato Costa e certi politici siciliani?

Lombardo, inquisito per mafia, è rimasto abbarbicato alla poltrona di presidente della Regione fino a quando ha potuto. Si è dimesso solo dopo un’accelerazione giudiziaria. Non si è dimesso in quanto politico che avverte l’esigenza di liberare le istituzioni dalle ombre di una brutta indagine giudiziaria: si è dimesso perché costretto dalla magistratura.

In tutto questo, mentre infuriava la polemica sulle sue dimissioni, il presidente continuava a sfornare, una dietro l’altra, nomine di sottogoverno. Per fermarlo c’è voluta una legge blocca-nomina. Cose semplicemente incredibili.

Per uno di quei casi che ogni tanto il destino si diverte a propinare agli uomini, l’autosospensione di Costa coincide con la ‘scoperta’ che il presidente della Regione ha fatto fuori 500 mila euro di fondi riservati (300 mila euro in più rispetto allo stanziamento originario: altra cosa semplicemente incredibile!). Come si fa a non notare la differenza di stile tra questi due uomini pubblici?

Costa non arriva dalla luna. In questi anni è stato in prima file nel denunciare, con puntualità, le incongruenze e gli errori commessi dal Governo Lombardo sulla sanità. Due uomini pubblici che calcano le stesse scene con ruoli diversi e, soprattutto, molto diversi nello stile e nei comportamenti.

Nel giorno in cui Costa si autosospende per eliminare sul nascere il sospetto che qualcuno pensi che lui utilizzi il suo ruolo di sindacalista a fini di propaganda elettorale, Lombardo, per giustificare l’incredibile spese di 500 mila euro di fondi riservati, fa sapere che lui, con 500 mila euro di fondi riservati, ha fatto beneficienza, ma non può dire a chi perché c’è la legge sulla privacy!

Invece di spiegare come ha speso 500 mila euro di fondi pubblici, il presidente della Regione si fa scudo con la vita privata della povera gente. Penoso.

Il parallellismo tra Costa e Lombardo dimostra che la politica siciliana non è tutta uguale. Che non andare a votare per protestare contro i ladri che infestano la politica siciliana è un gravissimo errore. Perché non andando a votare si finisce con il favorire proprio quei politici che controllano i voti con i soldi che rubano.

L’alternativa ai ladri che infestano la politica c’è. Basta sapere scegliere le persone giuste.

 

 


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