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Serradifalco, quattro animali ritrovati avvelenati
«Non solo randagi, anche domestici presi di mira»

Nelle ultime ore, nel paese nisseno, tre cani e un gatto sono rimasti vittime di polpette di macinato, parmigiano e veleno. «Valuteremo azioni legali contro gli amministratori che sono responsabili», dicono dall'associazione Aidaa. Il sindaco Leonardo Burgio risponde di essersi sempre attivato «anche a mie spese». Guarda le foto

Danilo Daquino

Sono quattro gli animali ritrovati avvelenati in queste ore a Serradifalco, in provincia di Caltanissetta. A descrivere lo scenario che si è presentato agli animalisti del piccolo centro è Giuseppa Burgio, volontaria dell’ente nazionale protezione animali (Enpa). «Ieri mattina abbiamo trovato delle esche composte da macinato, parmigiano e veleno - spiega a MeridioNews - uno dei cani morti aveva da poco partorito tre cuccioli dei quali, adesso, ci prenderemo cura noi per allattarli». 

Vittime delle polpette avvelenate sono stati tre cani e un gatto. Di questi soltanto due erano randagi. A trovare le carcasse in contrada Balate sono stati i volontari che hanno immediatamente denunciato la situazione ai vigili urbani. Adesso il caso è in mano alla scientifica che sta analizzando il veleno e ha aperto le indagini per risalire ai responsabili. La zona in questione si trova a circa due chilometri dal centro abitato, in aperta campagna. 

«È anche questo il motivo per cui sarà praticamente quasi impossibile individuare i colpevoli». È di questa opinione il sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, che ha rivolto un appello ai cittadini ad «aiutare la polizia municipale e i carabinieri e a denunciare qualsiasi individuo sospetto. Sono pronto anche personalmente - aggiunge - a presentare una denuncia, tutelando l'anonimato di chi fa la segnalazione». Secondo la ricostruzione del primo cittadino, «lo spazzamento e il discerbamento di questi ultimi giorni nel centro abitato, ha permesso di ritrovare alcune trappole mortali come quelle che hanno ucciso questi animali. È per questo - ipotizza - che forse i responsabili si sono spostati nelle zone di campagna». 

Dall’associazione Aidaa, intanto, il presidente Lorenzo Croce annuncia che sta «valutando con i legali la possibilità di intraprendere azioni contro gli amministratori pubblici, in quanto responsabili di quanto accaduto». Dal canto suo, il sindaco ribatte: «Ogni volta che è successa una cosa simile, mi sono attivato, a volte anche a mie spese e senza fare pubblicità, per tentare di salvare gli animali vittime della cattiveria umana e per trovare anche i colpevoli». 

Non è il primo caso di avvelenamenti in territorio di Serradifalco. «L’anno scorso è stato avvelenato un cane che stava davanti alla chiesa e presenziava a tutti i funerali; stessa sorte è toccata anche a un pastore maremmano di cui mi prendevo cura - ricorda Burgio - Qualche mese fa l’ennesimo randagio avvelenato e adesso ancora questi altri quattro». Non solo randagi, ma anche animali domestici presi di mira. «Ci sono capitati casi di avvelenamento all’interno delle proprietà private - denuncia la volontaria - Tante persone che hanno la casa con il terreno attorno e potrebbero tranquillamente adottare dei cuccioli, addirittura, non lo fanno per paura che li avvelenino». 

Sono cinque i volontari che ogni giorno sfamano gli animali randagi e si occupano delle sterilizzazioni, delle vaccinazioni, oltre ovviamente della promozione delle adozioni. «L’anno scorso - racconta Giuseppa - ho salvato dalla strada una cagna che aveva partorito sette cuccioli, l’ho sterilizzata e poi ho dato in adozione i piccoli: quattro di loro, adesso, vivono in famiglie del nord, mentre gli altri tre sono stati adottati da persone di Serradifalco. La mamma, a fine maggio, andrà in Emilia Romagna». Insomma, qualcuno si prende a cuore gli animali anche in un territorio dove il numero di animali morti a causa dei bocconi avvelenati è aumentato notevolmente.

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