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Giardini Naxos, debitori in difficoltà truffati da avvocati
Scoperta associazione a delinquere, quattro arrestati

I carabinieri della Compagnia di Taormina hanno posto ai domiciliari due legali del foro di Catania, un ex avvocato radiato dall'albo di Messina e una quarta persona che avrebbe contribuito a procacciare i clienti. Questi ultimi sarebbero stati convinti a intentare cause, poi quasi mai realmente partite, contro l'erario e le banche

Redazione

Un'associazione a delinquere - formata da quattro persone, di cui due avvocati di Catania e un ex legale di Giardini Naxos radiato dall'albo - è stato scoperta dai carabinieri della Compagnia di Taormina. Avrebbe truffato decine di persone con debiti nei confronti dell'erario o delle banche, convincendole a intentare cause contro il concessionario della riscossione e gli istituti di credito, millantando la restituzione di gran parte dei soldi fino a quel momento regolarmente corrisposti per risarcire il debito. Per farlo, i professionisti avrebbero rassicurato i clienti che i creditori sarebbero potuti essere condannati per applicazione di tassi usurari. 

Oggi sono finiti ai domiciliari Vincenzo Vanaria, 58enne di Giardini Naxos, ex avvocato, promotore ed organizzatore dell’associazione a delinquere; Carmelo Paterini, 56enne di Savoca (in provincia di Messina) con il ruolo di procacciatore delle vittime; Cinzia Tavano, 48enne di Giardini Naxos, avvocato del foro di Catania, partecipe dell’associazione; Domenico Risiglione, 60enne di Motta Sant’Anastasia, avvocato del foro di Catania, partecipe dell’associazione. 

Le indagini sono partite nel 2013 e hanno permesso di individuare 15 presunte truffe portando nelle tasche dell'associazione complessivamente 100mila euro, ma causando danni economici decisamente più ingenti ai clienti. Vanaria, considerato il promotore dell'associazione a delinquere, spacciandosi per avvocato – pur essendo stato radiato dall’albo di Messina già dal 2004 – attraverso un’associazione di tutela dei consumatori di rilevanza locale, con sede nel comune di Giardini Naxos, avrebbe prospettato rapidi e sicuri successi nelle cause legali da intentare. 

Con la complicità di due legali e di una terza persona che si occupava di procacciare le potenziali vittime, attraverso un’abile opera di convincimento, Vanaria avrebbe ottenuto dagli interessati subito importanti somme di denaro contante, senza tuttavia proseguire nelle azioni giudiziarie progettate. Il gruppo avrebbe avuto una struttura piramidale: Vanaria, al vertice, avrebbe dettato agli altri le direttive da seguire. Paterini avrebbe cercato nuovi clienti, preferendo soggetti con difficoltà economiche o che avevano contratto mutui, per la F.E.O. – Progetto Benessere, associazione paravento per il gruppo. Gli avvocati Tavano e Risiglione avrebbero ricevuto i mandati ad litem, ma dopo alcuni mesi, e senza entrare in contatto diretto con gli assistiti, avrebbero rinunciato formalmente alle cause. 

Vanaria - che a volte si sarebbe spacciato per avvocato ancora in attività, altre come coordinatore di un pool di legali - «dopo aver illustrato le azioni da intraprendere  -sottolineano i carabinieri - adoperando tecnicismi e sofismi giuridici per lo più poco comprensibili, provvedeva a chiedere a tali soggetti l’immediata corresponsione di somme in contanti per il preteso pagamento dei contributi unificati e delle sole spese vive legate alle pratiche, rassicurando al contempo le vittime sulla assoluta gratuità del patrocinio per i mandati conferiti, sostenendo che i compensi delle difese sarebbero poi stati ricavati dalle sicure condanne delle controparti». Il ruolo di Vanaria sarebbe continuato anche dopo la rinuncia ai mandati dei due legali partecipi dell'associazione: per cercare di calmare le vittime che chiedevano spiegazioni, l'uomo avrebbe promesso la restituzione dei soldi già versati, chiedendo le loro coordinate bancarie e dimostrando disponibilità alla restituzione del denaro senza mai in realtà procedere con quanto dichiarato. 

Solo in alcuni casi, precisano gli investigatori, gli indagati avrebbero realmente provveduto a stilare gli atti di citazione senza poi iscrivere le cause a ruolo e, se pure ciò veniva fatto, le azioni legali non sarebbero state portate avanti, restando abbandonate e generando ulteriore danno agli assistiti. «Oltre la beffa del denaro loro truffato - precisano i carabinieri - le vittime hanno subito ulteriori danni economici originati dalla mancanza di tutela negli affari legali che li vedevano interessati, soccombendo nelle cause presso il tribunale civile o le commissioni tributarie per mancanza di costituzione. Da questi procedimenti sono, infatti, spesso scaturiti provvedimenti esecutivi in loro danno proprio a causa della negligente o addirittura assente difesa che li ha esposti in taluni casi a pignoramenti o a provvedimenti esecutivi sui loro beni immobili ed ulteriori spese per interessi». Le indagini sono tuttora in corsa e i militari dell'Arma invitano eventuali altri truffati a denunciare. 

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