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Fondi europei, indagato il deputato leghista Rizzotto
L'accusa d'aver trattenuto soldi di istituto per disabili

Il parlamentare eletto con Noi con Salvini è al centro di un'indagine condotta dalla guardia di finanza in merito alla gestione del finanziamento ottenuto dall'Istituto formativo per disabili e disadattati sociali (Isfordd). La Regione, pochi giorni fa, ha revocato il contributo di 850mila euro. La difesa: «Mai avuti ruoli amministrativi»

Simone Olivelli

Appropriazione indebita di fondi europei. È questa la pesante accusa rivolta al deputato regionale Antonino Rizzotto. A riportare la notizia, questa mattina, è il Giornale di Sicilia. Rizzotto, dai più conosciuto come Tony ed entrato a sala d'Ercole con la lista leghista Noi con Salvini, sarebbe coinvolto in un'indagine della guardia di finanza di Palermo sulla gestione del finanziamento da 850mila euro, legato al Fondo sociale europeo 2007-13 che è stato assegnato all'Istituto formativo per disabili e disadattati sociali (Isfordd). L'ipotesi degli investigatori è che Rizzotto abbia usato parte del denaro per finalità non inerenti alle attività previste dai progetti dell'ente di formazione.

«Potete scrivere che sono perfettamente tranquillo e non ho distolto un euro - dichiara il deputato regionale a MeridioNews -. Sarà cura mia nei prossimi giorni produrre al pm le prove che mi scagioneranno definitivamente». Le voci di un'indagine a carico di Rizzotto erano iniziate a circolare alcune settimane fa, ma il diretto interessato aveva negato di essere a conoscenza dell'inchiesta. Da alcuni giorni, invece, la notifica è arrivata, quasi in concomitanza con la decisione del dipartimento regionale della Formazione professionale di revocare l'intero importo del finanziamento. Una scelta che, slegata dagli approfondimenti investigativi delle Fiamme Gialle, sarebbe legata a importanti carenze nella rendicontazione delle attività svolte dall'Isfordd. «Revoca? Me lo sta dicendo lei, io sapevo che era stato aperto un procedimento, non so altro», chiosa Rizzotto, in riferimento al provvedimento che riporta la data del 30 novembre. Allo stato attuale, l'Isfordd si troverebbe nella condizione di dovere restituire oltre 637mila euro, pari a tre quarti del finanziamento, somma da intendersi come anticipo sul totale che sarebbe stato saldato in una fase successiva. 

A difendere il deputato leghista è l'avvocato Nino Caleca. «Abbiamo già chiesto ai pm titolari dell'inchiesta un incontro per chiarire la vicenda - commenta il legale -. Il punto è uno: Rizzotto, prove alla mano, non ha mai gestito direttamente i fondi percepiti dall'Isfordd». Caleca sottolinea poi come il parlamentare regionale, che è stato alla guida dell'ente fino a luglio scorso, non abbia mai avuto ruolo amministrativi. Né dunque una responsabilità nel ritardo nei pagamenti degli stipendi dei dipendenti, con molti che a inizio anno hanno deciso di licenziarsi. «Non è il presidente che si sarebbe dovuto occupare di pagare il personale», conclude. 

Con il nome di Rizzotto si allunga a cinque la lista dei deputati attualmente sotto indagine da parte della magistratura. Oltre all'esponente di Noi con Salvini, hanno ricevuto avvisi di garanzia anche Edy Tamajo (Sicilia Futura), indagato per voto di scambio; Luigi Genovese (Forza Italia) al centro dell'inchiesta sul riciclaggio dei beni illeciti posseduti dal padre Francantonio; Cateno De Luca (Udc), indagato per evasione fiscale legata all'associazione Fenapi; e Riccardo Savona (Forza Italia), accusato di truffa e appropriazione indebita per un giro di presunte compravendite immobiliari.

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